Buone notizie sul vaccino: varianti, anziani, reinfezioni

Tre buone notizie sul vaccino nonostante i ritardi che stanno rallentando la campagna di vaccinazione e riguardano anziani, varianti e reinfezioni. Chi ha ricevuto le due dosi non può più infettare, AstraZeneca dovrebbe essere disponibile anche per chi ha più di 55 anni e Moderna contro le varianti del coronavirus ha pronta una terza dose di richiamo.

4' di lettura

Tre buone notizie sul vaccino contro il coronavirus tra tante altre, a partire dai ritardi nella produzione, che buone non sono. La prima riguarda un aspetto importante: chi ha ricevuto le due dosi non solo non si ammala, ma neppure infetta.

La seconda è quella sull’efficacia contro le nuove varianti del coronavirus, quella inglese e quella sudafricana in particolare: le case farmaceutiche ritengono che sia possibile arginare anche queste mutazioni con il vaccino disponibile o con una piccola modifica e una terza dose.

La terza buona notizia è che il vaccino AstraZeneca, che dovrebbe essere approvato nei prossimi giorni, sarà utilizzabile per tutti, e non solo per chi ha meno di 55 anni.

Chi ha ricevuto le due dosi non può infettare

Iniziamo dalla prima. «I dati pubblicati – ha dichiarato Federico Perno, direttore della Microbiologia dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, al Corriere della Sera – mostrano che, dopo aver ricevuto le due dosi di vaccino contro il coronavirus, le persone non si sono ammalate. E si presume che non si siano neppure infettate».

Il che lascia intendere anche altro. Scioglie un dubbio sul quale si sono interrogati tutti, a partire dai virologi: chi ha avuto le due dosi del vaccino non può contagiare. Non è cosa da poco: avere in giro persone che stanno bene, che non possono infettarsi, ma sono potenzialmente contagiose è come avere dei superasintomatici a spasso.

«Visto che – aggiunge Perno -, in base agli studi preliminari sia di Pfizer-BioNTech sia di Moderna, i vaccinati hanno sviluppato una forte risposta immunitaria protettiva è altamente probebaile che questi vaccini blocchino l’infezione e che quindi chi non viene infettato non possa infettare».

«Ma comunque – conclude Perno – le protezioni individuali sono sempre necessarie. Il vaccino, come sempre succede, è inefficace in una minima percentuale di persone (compresa tra l’1 e il 3%), che quindi possono infettarsi ed essere contagiose. La mascherina deve essere usata, il distanziamento rispettato, così come va mantenuta l’igiene delle mani. Sono regole che valgono per tutti. Anche per noi italiani che per fortuna siamo messi meglio».

AstraZeneca sarà disponibile anche per gli over 55

Il vaccino AstraZeneca potrebbe essere approvato già domani, 27 gennaio (invece del 29), ma comunque vada è questione di giorni. Nelle ultime ore è stato eliminato un dubbio che avrebbe dimezzato le capacità vaccinali del prodotto: non ci sarà un limite di età per la somministrazione. Ovvero: potrà essere utilizzato anche da persone che hanno più di 55 anni.

«Non ci saranno distinzioni di età per l’uso del prodotto – ha dichiarato Marco Cavaleri, responsabile vaccini dell’Ema, al Messaggero – anche se poi saranno le singole autorità sanitarie degli Stati, se lo riterranno opportuno, a decidere per quali fasce di popolazione utilizzare quel vaccino».

Forse il via libera dell’Ema già domani

«Un possibile via libera già domani non lo escludo – aggiunge Cavaleri – ma dobbiamo dirimere alcuni punti con l’azienda, quindi dipende da quanto in fretta ci rispondono. Quando scriviamo le informazioni sul prodotto, dobbiamo inserire dei numeri precisi che loro ci devono confermare».

Si va dunque verso una approvazione in toto del vaccino AstraZeneca.

«Stiamo in effetti lavorando in quella direzione, non ci saranno limiti sull’età – sostiene Cavaleri -.

Vaccino AstraZeneca e gli anziani

Sebbene i dati sugli anziani non siano abbastanza, si ritiene che comunque anche per loro ci sia un buon rapporto rischi-benefici. Chiariremo però certamente nel sommario del prodotto che ci sono poche informazioni, che l’efficacia non è stata stabilita propriamente per la popolazione più anziana. Ma è possibile estrapolarla grazie a ciò che vediamo negli adulti».

La stampa tedesca aveva evidenziato una efficacia del 6% sugli anziani. Per Cavaleri però «non ci sono dati sufficienti per dire questo». Anche se non si esclude che i singoli Stati possano decidere di riservare il prodotto ai più giovani.

«Esatto – conferma il rappresentante dell’Ema -. Noi non riteniamo che vi siano le condizioni per dire che il rapporto rischio-beneficio per gli anziani sia negativo, però che i dati sugli anziani siano limitati è indubbio. Lo comunichiamo in modo trasparente, poi decidono i singoli Governi».

«L’efficacia ipotizzata per questo vaccino – secondo Cavaleri – dopo la seconda dose è attorno al 60%, sugli anziani ci sono troppi pochi dati per definirla».

Varianti, la terza dose di Moderna

La corsa al vaccino è divenuta ancora più fondamentale con la diffusione delle varianti del coronavirus. Per alcune mutazioni si era detto che forse il vaccino non fosse così efficace. Ieri Moderna, che è uno dei due vaccini anti coronavirus già approvati dall’Ema, ha spiegato che «la vaccinazione ha prodotto titoli neutralizzanti contro tutte le principali varianti emergenti testate, comprese B.1.1.7 e B.1.351, identificate rispettivamente nel Regno Unito e in Sud Africa». Il problema è la variante sudafricana, contro la quale la protezione del vaccino è sei volte meno efficace.

Moderna sta già trovando la soluzione per aumentare l’immunità contro le varianti emergenti, per le quali sarà necessaria una terza dose del vaccino, un altro richiamo.

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