Vaccino Coronavirus: durata, allergie, giovani a rischio

Vaccino Coronavirus. Quanto dura l'effetto del vaccino e serve a non infettare gli altri? C'è da preoccuparsi per le reazioni allergiche dopo la notizia dei due medici inglesi finiti in terapia intensiva dopo la somministrazione? E i giovani con problemi cronici non sono una priorità al pari degli anziani?

Vaccino Coronavirus: durata, allergie, giovani a rischio
Vaccino Coronavirus: sono tante le domande che si rincorrono per l'imminente inizio della vaccinazione di massa anche in Italia contro il coronavirus.
4' di lettura

Quanto durerà l’effetto del vaccino? C’è da preoccuparsi per le reazioni allergiche riscontrate in Gran Bretagna? Insieme agli anziani non è giusto vaccinare in via prioritaria anche i giovani con gravi patologie? Sono tante le domande, molte ancora senza risposta, che circondano la campagna per il vaccino contro il coronavirus. Oltre, naturalmente, alla complessità insita in una vaccinazione di massa e con uno dei prodotti che necessita una conservazione a meno 80 gradi.

Tre domande a due passi dall’approvazione

Ma proviamo a rispondere ai primi tre quesiti. Quelli che più si rincorrono in questi giorni. Anche perché è pur vero che in Gran Bretagna la vaccinazione è già partita, in Usa siamo ormai ai nastri di partenza e così anche in Russia, ma tra poche settimane si comincerà a vaccinare anche in Europa. Il 29 dicembre come saprete l’Ema – l’autorità regolatoria sui farmaci – dovrebbe approvare il vaccino Pfizer, qualche giorno dopo Moderna ed entro le prime settimane di gennaio anche quello di AstraZeneca (che, caso singolare, s’è scoperto funziona meglio con mezza dose rispetto alla dose intera).

Quanto dura la copertura del vaccino?

«Per quanto ne sappiamo oggi – ha dichiarato Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Agenzia Europea del Farmaco, Ema – il vaccino contro il coronavirus ci protegge per almeno 6 mesi. Ma ogni 2, 3 mesi dovranno essere aggiornati questi dati».

«Mi aspetto – ha continuato il professore ad Agorà, su Rai3 – che l’effetto scudo duri più di un anno. Oggi però la certezza ce l’abbiamo a 6 mesi, perché l’osservazione disponibile è quella».

«La protezione – ha continuato Rasi – inizia, e progressivamente diventa più forte, da 15 giorni dopo la prima iniezione e da 7 giorni dopo la seconda per i vaccini che prevedono due punture. Mediamente dunque tra i 15 e i 30 giorni comincia la protezione per qualsiasi tipo di vaccino. A 30 giorni si è protetti».

Per quanto tempo bisognerà ancora indossare la mascherina?

L’ex direttore dell’Ema ha anche ricordato che «per almeno i primi 3, 4 mesi di campagna vaccinale andranno comunque seguite le precauzioni anti contagio e bisognerà portare la mascherina perché l’informazione se il vaccino protegga anche dall’infettare gli altri – ha continuato Guido Rasi – l’avremo dopo 2-3 mesi di campagna quando si faranno i primi test in questo senso. Questo vale per tutti i vaccini e non soltanto per quello contro il nuovo coronavirus».

C’è da preoccuparsi per le reazioni allergiche?

A tenere banco sono anche le possibili reazioni allergiche al vaccino. In Gran Bretagna due medici, appena vaccinati, sono stati ricoverati in terapia intensiva subito dopo l’inoculazione. C’è comunque da dire che entrambi avevano recidive importanti in fatto di allergie. Ma l’episodio ha convinto i responsabilità della sanità anglosassone a disporre che la somministrazione del vaccino contro il coronavirus venga effettuata solo in strutture che sono provviste di terapie intensive.

«Le reazioni allergiche al vaccino – ha dichiarato il vice ministro della salute, Paolo Sileri – non sono una novità. Accadono anche con gli antibiotici. I casi riscontrati in Gran Bretagna sono stati trattati puntualmente senza alcun esito. E’ chiaro che la situazione vada monitorata, ma rappresenta lo standard, non c’è nulla di nuovo».

Saranno sufficienti i vaccini prenotati dall’Italia?

A chi dice, come Garattini, che per il vaccino servono pubblicazioni e non annunci (del tipo è efficace al 92, 94, 97%), il vice ministro risponde: «Sono c’accordo, prima bisogna pubblicare su riviste scientifiche, da lì poi deriva la parte pubblica. Prima viene il risultato scientifico, poi quello mediatico».

«Noi abbiamo – ha ricordato Sileri – un diritto di prelazione sul 13.5% di dosi di vaccino contro il coronavirus che arriveranno in Europa. Le dosi sono due e poi serviranno anche nei mesi successivi. Non sappiamo quanto durerà l’immunità per alcuni soggetti e potrebbe servire un ulteriore richiamo, è stato quindi necessario avere un margine un po’ più ampio».

Vaccini, i giovani con patologie croniche hanno la stessa priorità degli anziani?

Si discute anche sulle priorità: o meglio, chi e perché deve ricevere per primo il vaccino contro il coronavirus. Un ulteriore argomento viene inserito nel dibattito in corso dall’immunologa dell’Università di Padova, Antonella Viola.

«Giusto vaccinare prima gli anziani e gli operatori sanitari – ha dichiarato – ma non dimentichiamoci dei giovani con gravi patologie croniche. Sono una categoria ad alto rischio anche loro, ci dobbiamo riflettere”.

«In Gran Bretagna – ha aggiunto a Radio Capital, tornando sul caso britannico – c’è stata una reazione al vaccino da parte di due persone, sappiamo che può succedere. In alcuni soggetti con una forte predisposizione allergica il vaccino può causare questi effetti. Ma stiamo parlando di soggetti che hanno già avuto choc anafilattici. Questo vuol dire che dobbiamo essere prudenti, ma non allarmati. Dobbiamo capire a chi questo vaccino va dato adesso e chi invece deve aspettare. Questa fase va regolamentata».

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