Vaccino coronavirus, 13 bufale che circolano sul web

Vaccino, ecco le 13 bufale che circolano sul web: alcuni sono dubbi legittimi in altri casi con troviamo di fronte a teorie complottiste senza uno straccio di prova. Ma suscitano comunque un discreto allarme e contribuiscono a creare un alone di sospetto intorno ai vaccini. Eccole.

7' di lettura

Sul vaccino contro il coronavirus circolano voci, spesso incontrollate, in alcuni casi delle vere bufale. Soprattutto sui social, ma non solo. Come ne sono circolate sempre, contro tutti i vaccini, anche se sono riusciti a prevenire tra il 2010 e il 2015 dieci milioni di morti, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e in tempi ben lontani dalla pandemia.

L‘esitazione a vaccinarsi, i dubbi, le incertezze, non sono una novità. Con il vaccino contro il coronavirus sviluppato in tempi molto rapidi (mano di un anno) per molti i dubbi sono aumentati. Possono anche essere legittimi. Ma in questo post, con una serie di spunti che arrivano da MedicalNewsToday, proviamo a smontare le 13 leggende che circondano il vaccino contro il coronavirus e che sono palesemente sbagliate. Leggende che suscitano dubbi, ma sono prive di qualsiasi fondamento.

I vaccini contro il coronavirus non sono sicuri perché li hanno prodotti troppo in fretta

È una delle frasi che pronunciano più spesso gli “incerti”, quelli che ritengono importante vaccinarsi, ma temono che la fretta eccessiva nello sviluppo del farmaco possa avere delle conseguenze.

Dunque, di certo i tempi sono stati record. In precedenza il vaccino sviluppato in meno tempo era stato quello contro la parotite, e comunque gli scienziati ci avevano impiegato 4 anni.

Se gli studiosi hanno impiegato in questo caso meno di un anno è per una serie di ragioni che però non hanno sottratto nulla alla sicurezza. Vediamole.

Prima di tutto gli studiosi non partivano da zero. Da decenni sono state avviate ricerche sui coronavirus (come la Sars e la Mers). C’è stata poi una collaborazione mondiale nel processo di sviluppo che non ha paragoni nella storia dell’umanità. Ma non solo, in questo caso gli scienziati – da sempre alla ricerca di finanziatori – hanno avuto accesso a una infinità di denaro.

L’altro aspetto che in genere rallenta la ricerca sul vaccino è la difficoltà nel reclutare volontari. Nei mesi scorsi è stato tutto più agevole, consentendo di non perdere tempo.

Tutti questi aspetti messi insieme hanno permesso di sviluppare in fretta il vaccino senza compromettere la sicurezza

Il vaccino può alterare il mio Dna

Questa bufala nasce per la tecnologia utilizzata da alcuni vaccini contro il coronavirus, come Pfizer e Moderna, basati sull’RNA messaggero (mRNA). Il vaccino prodotto con questo sistema funziona in modo diverso rispetto ai tradizionali tipi di vaccino.

Il vaccino classico introduce un agente patogeno inattivato o parte di un agente patogeno per produrre una risposta immunitaria.

Il vaccino mRNA fornisce invece le istruzioni per produrre una proteina patogena. Una volta creata la proteina il sistema immunitario la prepara per rispondere ai futuri attacchi dello stesso patogeno, in questo caso il coronavirus.

Ma l’mRNA non rimane nel corpo e neppure è integrato nel nostro DNA. Fornite le istruzioni viene scomposto.

In pratica l’mRNA non raggiungerà mai il nucleo della cellula dove è ospitato il nostro DNA.

I vaccini possono provocare l’infezione da coronavirus

No, perché nessuno dei tipi di vaccino prodotti contiene il virus vivo. Gli eventuali effetti collaterali, dal mal di testa ai brividi, sono una conseguenza della risposta immunitaria e non dell’infezione.

Il vaccino contiene un microchip

Beh questa bufala è diffusa soprattutto negli Stati Uniti, dove c’è chi ritiene che questi microchip consentiranno poi a una élite di potere di monitorare ogni nostro movimento. Eppure, fa notare MedicalNewsToday, per fare questo basta un semplice cellulare.

E comunque, non esiste nessuna prova che un vaccino tra quelli sviluppati contenga all’interno un microchip. Anche per una ragione piuttosto ovvia: un microchip dovrebbe contenere un transponder radio, un ricevitore e un trasmettitore. Non è possibile restringerli tanto da farli passare nell’estremità di un ago…

Il vaccino può rendere sterili

Non esiste nessuna prova che il vaccino contro il coronavirus possa rendere sterili. E neppure che possa mettere a rischio future gravidanze.

La voce è iniziata a circolare per il legame tra la proteina spike codificata dai vaccini a base di mRNA e una proteina chiamata sincitina-1. Ora, la sincitina-1 è vitale affinché la placenta rimanga attaccata all’utero durante la gravidanza.

Tuttavia, sebbene la proteina spike condivida alcuni aminoacidi in comune con la sincitina-1, non sono abbastanza simili da confondere il sistema immunitario.

L’illazione è stata messa in circolo da un medico tedesco che aveva sollevato dubbi proprio sulla sincitina. Il medico in questione ha una storia personale ricca di scetticismo sui vaccini (qualsiasi vaccino), e ha minimizzato gli effetti dell’infezione da coronavirus.

Tuttavia, non ci sono prove che qualsiasi vaccino contro il coronavirus influenzi la fertilità.

Il vaccino contro il coronavirus contiene tessuto fetale

Nè il vaccino contro il covid e neppure qualsiasi altro tipo di vaccino contiene tessuto fetale.

Le persone che hanno avuto l’infezione da coronavirus non hanno bisogno del vaccino

Dovrebbero essere vaccinate anche le persone che in passato hanno contratto l’infezione. C’è la possibilità che il test iniziale abbia prodotto un falso positivo. Meglio sbagliare, che correre dei rischi.

Dopo aver fatto il vaccino non si può trasmettere il virus

Il vaccino contro il coronavirus è stato progettato per impedire alle persone di infettarsi. Tuttavia una persona vaccinata potrebbe essere ancora in grado di trasportare il virus e quindi di trasmetterlo.

Gli scienziati non hanno ancora stabilito con certezza se i vaccini prevengono l’infezione. Proprio per questo le persone vaccinate dovrebbero continuare a seguire gli stessi criteri di sicurezza, a partire dall’uso delle mascherine.

Una volta vaccinato posso riprendere la mia vita normale

Purtroppo no, e per la ragioni appena lette sopra: c’è il rischio di infettare altre persone.

Il vaccino proteggerà dal coronavirus per tutta la vita

È ancora presto per sapere quanto durerà l’immunizzazione. Gli scienziati ritengono per circa un anno. Solo il tempo potrà dire per quanto tempo gli anticorpi impediranno il ritorno dell’infezione. Non si esclude la somministrazione annuale di un vaccino, come accade per l’influenza stagionale.

Le persone che hanno condizioni di salute fragili non possono ricevere il vaccino.

Non è vero. Le persone che hanno, tra l’altro, malattie cardiache, diabete, problemi polmonari, possono assumere il vaccino. Chi è preoccupato può parlarne prima con il suo medico di fiducia.

In realtà sono proprio le persone con patologia già esistenti ad avere più urgente bisogno del vaccino.

L’eccezione può riguardare solo le persone che sono allergiche a uno qualsiasi dei componenti del vaccino. Chiunque in passato abbia avuto reazioni allergiche dopo la somministrazione di un qualsiasi vaccino dovrebbe parlarne con il proprio medico.

Chi invece ha avuto in passato gravi reazioni allergiche non correlate a vaccini o farmaci iniettabili può vaccinarsi in sicurezza.

Le persone che hanno un sistema immunitario compromesso non possono ricevere il vaccino

Il vaccino non contiene un agente patogeno vivo e quindi non potrà causare una infezione. Per questo motivo anche le persone che hanno un deficit del sistema immunitario possono assumere il vaccino.

Il vaccino potrebbe però non creare una protezione immunitaria dello stesso livello di chi invece ha un sistema immunitario perfettamente funzionante.

Gli anziani non possono ricevere il vaccino

Gli anziani invece possono e devono assumere il vaccino. La leggenda del «niente vaccino agli anziani» si è diffusa dopo che in Norvegia 23 anziani sono morti per gli effetti collaterali del vaccino Pfizer. Le autorità sanitarie norvegesi hanno poi specificato che gli anziani in questione avevano condizioni di salute così compromesse che è bastata una febbre, la nausea o la diarrea per aggravare le patologie di base delle quali già soffrivano.

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