Vaccino coronavirus: ora è guerra agli imbucati

Vaccino coronavirus: si annunciano controlli e sanzioni penali per chi ha ricevuto le dosi del vaccino senza averne diritto scavalcando chi deve essere tutelato. Lo ha dichiarato il vice ministro della Salute, Pierpaolo Sileri. Molti i casi in Italia, da nord a sud. Polemica anche negli ospedali: un terzo delle dosi di vaccino al personale amministrativo, che non è in prima linea.

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Sul vaccino agli imbucati, ovvero a chi non ne aveva diritto perché non rientrava nelle fasce previste in questa prima fase (personale sanitario e ospiti e dipendenti delle Rsa). Ora si chiede l‘intervento delle autorità giudiziarie.

Intervenga la magistratura

Lo ha annunciato questa mattina il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri.

«Voglio sperare che questi 400mila italiani che risultano già vaccinati contro il coronavirus senza essere operatori sanitari siano personale che lavora nelle strutture ospedaliere e nelle Rsa, quindi personale a rischio – ha dichiarato Sileri su Radio24 -. Sono flussi di dati delle Regioni, che devono essere verificati. Voglio sperare che non siano i cosiddetti ‘imbucati’ che purtroppo abbiamo visto ampiamente in servizi televisivi e sui giornali. Questo sarebbe estremamente grave. E laddove sia accaduto, intervengano le autorità giudiziarie».

I furbetti del vaccino

I casi accertati sono stati frequenti, soprattutto nei primi giorni di vaccinazione. Un po’ in tutta Italia. Medici che hanno dato la precedenza ad amici e parenti, persone che non aveva diritto ma si sono imbucate. Un po’ di tutto e un po’ ovunque.

Sui furbetti del vaccino è intervenuto anche Carlo Palermo, segretario nazionale di Anaao Assomed.

Perché al personale amministrativo?

«Si sono verificati fatti un po’ spiacevol. – ha dichiarato Palermo a Radio Cusano Campus -. Circa un terzo delle dosi somministrate sono andate a personale amministrativo. Io ne faccio una questione di funzioni svolte. Tutti i profili professionali che lavorano in prima linea dovrebbero avere una precedenza per quanto riguarda la somministrazione del vaccino».

Una questione che tiene banco, ora più di prima, perché il rallentamento delle forniture non ha neppure consentito di somministrare il vaccino contro il coronavirus alle categorie che erano state inserite nella prima fascia. E i tempi per la vaccinazione sembrano prolungarsi. Una attesa che potrebbe sollecitare i furbetti del vaccino. Che in Italia trovano spunto per essere furbetti di ogni cosa.

Senza vaccino esposti al contagio

Ma oltretutto, lo stop (o quasi), delle somministrazioni di vaccino, rischiano di imporre a tutti noi un periodo ancora più prolungato di restrizioni, distanziamento sociale e mascherine.

Ne è convinto Massimo Galli, professore ordinario di malattie infettive,

«Senza vaccini – ha dichiarato alla Stampa – siamo esposti a un contagio che galoppa e varia in tutta Europa. Si devono mantenere le restrizioni fino a che non si sarà sicuri di essere usciti dalla tempesta. Ogni minima debolezza potrebbe costarci una terza ondata. Già così, con il ritardo dei vaccini, l’inverno, le varianti, e il virus che circola dentro e fuori i confini, è un rischio, se non probabile, certamente possibile».

«Bisognerà mantenere le misure fino a chiarire l’andamento della curva – aggiunge Galli – che resta incerto ma sempre in crescita. Le misure natalizie hanno avuto un discreto effetto, ma non sono bastate a far calare i contagi, che potrebbero impennarsi in qualsiasi momento. Basta guardare all’estero per capire che non c’è da stare tranquilli».

Rimodulare il piano vaccino

«Volendo rispondere con l’ottimismo della volontà – ha continuato Galli in un intervento su Agorà – , il piano vaccinale va rimodulato ma ce la faremo lo stesso. Dobbiamo darci da fare, sapendo molto bene che più lenti saremo, più rischi correremo».

L’infettivologo milanese conclude con una considerazione sulle case farmaceutiche che stanno accumulando ritardi nella produzione e nella consegna del vaccino.

«È anche una questione di mercato – ha concluso l’infettivologo -: oggi mezzo mondo, tra cui anche Paesi emergenti, probabilmente stanno offrendo di più. Inoltre, gli impianti di produzioni delle multinazionali non sono in grado di rispondere alla quantità richiesta e alla velocità voluta».

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