Stop vaccino ai fragili. Medici di base: non siamo impiegati

Vaccino ai cittadini fragili di qualsiasi età: i medici di base in Campania si rifiutano di segnalarli all'Asl perché, dicono, «noi non siamo impiegati». Nel frattempo chi è pià esposto ai rischi letali per il covid resta in balia degli eventi. E c'è chi accusa la Regione: fa gli annunci e non organizza niente. La sostanza non cambia...

3' di lettura

Così non se ne esce. Domani in Campania partono le prenotazioni per la vaccinazione dei pazienti fragili, quelli che, a prescindere dall’età, hanno patologie che li rendono particolarmente esposti a rischi in caso di contagio da coronavirus. Avrebbero dovuto essere registrati dai medici di base, ma i medici di base – o di famiglia, se preferite -, non vogliono farlo.

«Non siamo impiegati, siamo medici», è la motivazione.

Nessuno ci ha dato la password

I medici di base hanno anche aggiunto – a parlare è Silvestro Scotti, segretario generale della Federazione italiana dei medici di medicina generale – che «non abbiamo ricevuto alcuna indicazione rispetto alle cose da fare, non abbiamo accesso alla piattaforma, se così fosse avremmo dovuto ricevere una password di accesso. Questi annunci mediatici creano solo tanta confusione nella popolazione e nei nostri pazienti».

Gli annunci della Regione

L’annuncio in questione è stato fatto dal governatore De Luca e dall’Unità centrale di Crisi. Ma la confusione rischia di essere generata anche dai medici di base.

La questioni sono due: o sono medici e non impiegati o non hanno la password per accedere.

Se la ragione è la seconda, la Regione non avrà difficoltà a fornire la chiave d’accesso ai medici di famiglia. Se invece il punto è «non siamo impiegati», la faccenda si complica.

Anche perché, la domanda è ovvia, se non sono i medici di base a dover segnalare i pazienti fragili che curano magari da anni, chi dovrebbe farlo?

Si aspettano forse che siano i pazienti, quelli ad alto rischio, quelli, per capirci, che se beccano il covid non ne escono vivi, a dover andare in giro alla ricerca di certificazioni da poi presentare a chissà quale sportello dell’Asl?

Chi conosce i pazienti fragili

E se non sono i cittadini (fragili), e neppure i medici di base, chi dovrebbe conoscere il quadro clinico dei singoli abitanti della Regione e capire anche se rientrano nella categoria che a questo giro avrà diritto prioritario alla vaccinazione?

E poi, ma cos’è questa storia «non siamo impiegati»? Che cavolo significa in una situazione così drammatica, con una campagna vaccinale che deve decollare in qualsiasi modo, ricordarsi che loro, professionisti della salute, non possono sedersi, con i loro collaboratori, a un pc, perché devono continuare a brandire uno stetoscopio?

Ma che caos è questo?

Del resto ci ricordiamo anche le mille storie (ma la situazione è risolta?), sulla vaccinazione contro il covid che i medici di base non possono fare nei loro studi. E perché? Questi professionisti, che non sono impiegati, sono tutti vaccinati, non corrono rischi, devono solo fare una puntura ai loro utenti, proprio come hanno fatto quest’autunno con il vaccino contro l’influenza stagionale.

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Ma c’è anche altro, se è vero che la Regione Campania ha annunciato l’avvio delle prenotazioni per i cittadini fragili e non ha neppure informato i medici di famiglia che quelle prenotazioni avrebbero dovuto farle, stiamo messi davvero male.

C’è da chiedersi chi organizza, chi sovrintende, chi si occupa nel concreto di mettere in piedi i meccanismi di questa campagna vaccinale in Campania. O dovremmo dire: lo sapevamo. E cioè, sapevamo che una volta finite le categorie facili da raggiungere (medici, infermieri e personale scolastico), il rischio era il caos.

Quando vince l’egoismo

Ma sulle possibili defaillance organizzative della Regione (ma anche nazionali), abbiamo fatto il callo (ci si abitua a tutto). È il no dei medici che spiazza (lo ricordate il giuramento d’Ippocrate?): pur di non perdere un po’ di tempo al pc (dove hanno archiviati tutti i dati dei pazienti), mettono a rischio proprio le persone più fragili, le stesse che hanno seguito per anni.

Chi si aspettava un’Italia unita e solidale di fronte alle avversità causate da questa pandemia, resterà di nuovo deluso. E non è la prima volta. Come al solito vincono gli egoismi di parte. Questa volta urlati con un nuovo grido di battaglia: noi non siamo impiegati.

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