Vaccino Johnson e Johnson, effetti collaterali: i coaguli

Via libera da ieri dell'Ema al vaccino Johnson e Johnson, in questo articolo spieghiamo come si verificano i coaguli e l'eventuale incidenza del vaccino. Gli studi in Gran Bretagna e negli Stati Uniti suggeriscono una correlazione tra l'adenovirus usato nei vaccini e le piastrine basse. Ma i casi sono talmente pochi che sono possibili anche altre spiegazioni. Vediamole insieme.

4' di lettura

È iniziatala somministrazione del vaccino Johnson e Johnson anche in Italia. Dopo lo stop dell’Ema imposto per verificare la correlazione tra il vaccino e rari casi di coaguli del sangue registrati negli Stati Uniti. La decisione è stata analoga a quella adottata con AstraZeneca: i benefici – hanno dichiarato i regolatore dell’Ue – sono di gran lunga superiori ai rischi.

Via libera, quindi, alle somministrazioni. Come saprete in Italia il vaccino Johson e Johnson sarà destinato agli over 60. In questo articolo cerchiamo di approfondire la questione degli effetti collaterali di questo vaccino monodose (basta una sola iniezione), in particolare dei coaguli, ritenuti la causa dei sei casi di trombosi (su 6,8 milioni di iniezioni), che hanno causato lo stop alla somministrazione prima negli Usa (dove è ancora in corso l’esame) e poi in Europa. Fino alla decisione di ieri dell’ente regolatorio europeo.

Partiamo da una consapevolezza: non è ancora chiaro cosa stia causando i coaguli, le ricerche più recenti suggeriscono però che il vaccino possa innescare una risposta immunitaria che in alcuni (pochissimi) soggetti facilita la coagulazione del sangue.

Bassi livelli di piastrine

Due studi recenti, pubblicati sul New England Journal of Medicine, hanno verificato la possibilità che alcune persone vaccinate con AstraZeneca abbiamo poi manifestato quei coaguli del sangue che sono stati responsabili di una trombosi del seno venoso cerebrale (Cvst) in combinazione con bassi livelli di piastrine nel sangue. Questa patologia si chiama trombocitopenia trombotica.

La Cvst si verifica in una percentuale di persone che assumono l’eparina, un tipo di anticoagulante.

Il confronto con AstraZeneca

Nei casi riferiti al vaccino AstraZeneca le persone hanno avuto i coaguli in posti insoliti, come le vene nel cervello o nell’addome. Hanno sviluppato un basso numero di piastrine e formato alti livelli di anticorpi contro le piastrine.

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Perché parliamo di AstraZeneca in riferimento a Johnson e Johnson? Per un motivo chiaro: entrambi i vaccini sono adenovirus. E cioè, sia nel vaccino AstraZeneca, sia nel vaccino Johnson e Johnson viene utilizzata una versione modificata del virus (definita vettore), che dovrà fornire istruzioni al sistema immunitario per aiutarlo a prevenire le infezioni.

Per gli esperti la somiglianza tra i rari casi di coaguli segnalati sia per il vaccino Johnson e Johnson, sia per quello AstraZeneca, potrebbe suggerire che questi vettori di adenovirus siano in qualche modo collegati al rischio di sviluppare coaguli di sangue.

Diagnosticabile e curabile

Il professor Amesh Adalja, scienziato della John Hopkins Center for Healt Security, ha dichiarato a Healtline che «questo vettore (l’adenovirus ndr) può in alcune persone, generare anticorpi che interferiscono con la funzione piastrinica e producono una condizione simile alla trombocitopenia indotta da eparina. Una condizione – ha specificato – che è diagnosticabile e curabile».

Ma è anche vero che quando centinaia di milioni di persone vengono vaccinate contro il covid sarà facile imbattersi anche in alcuni coaguli di sangue di routine, ossia che per coincidenza si verificano proprio dopo la somministrazione di un vaccino.

Partiamo da qualche dato.
I coaguli di sangue si verificano ogni anno su una, due persone ogni mille.

Casi molto rari

In genere il Cvst (la trombosi del seno venoso cerebrale), è un tipo di coagulo molto più raro, colpisce circa 5 persone su un milione ogni anno.

I coaguli potenzialmente indotti dal vaccino Johnson e Johnson (ma anche AstraZeneca), sono ancora più rari. Su quasi sette milioni di persone vaccinate negli Stati Uniti con Johnson e Johonson (AstraZeneca non è stato ancora approvato in Usa), sono sei quelle che hanno sviluppato i coaguli. Con una prevalenza che equivale allo 0,000088%.

Il rischio di sviluppare i coaguli dopo la vaccinazione è dunque molto basso. Ciò non toglie che abbia suscitato una certa apprensione tra chi deve vaccinarsi.

Del resto è anche vero che i benefici del vaccino Johnson e Johnson (che, ripetiamo, è monodose), sono comunque notevoli. Soprattutto se rapportati ai danni causati dal covid che nel mondo ha già ucciso 3 milioni di persone su 138 milioni di contagi. Con una letalità che è notevolmente superiore al rischio di coaguli (in Usa su 7 milioni di vaccinati è morta per il coagulo una persona, gli altri casi non hanno avuto conseguenze letali).

Se in Italia è stato deciso di inoculare il vaccino Johnson e Johnson solo agli over 60 è anche per un eccesso di zelo e in considerazione del fatto che i sei casi di coaguli registrati negli Stati Uniti si sono verificati in donne con meno di 50 anni.

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