L’Europa punta sul vaccino Pfizer: 1,8 miliardi di dosi

Cambia la strategia europea della campagna vaccinale dopo i problemi con Astrazeneca e Johnson e Johnson, nuovo accordo con la multinazionale Usa. Cinquanta milioni di dosi subito e accordo da quasi due miliardi di vaccini fino al 2023 anche per contrastare la diffusione delle varianti.

3' di lettura

L’Europa punta forte sul vaccino Pfizer per superare i ritardi e i problemi causati dai vaccini AstraZeneca e Johnson e Johnson. La Commissione Europea ha annunciato un nuovo accordo don Pfiser-BioNTech per anticipare al secondo trimestre di quest’anno l’arrivo di altre 50 milioni di dosi.

Servono a non rallentare una campagna di vaccinazione che altrimenti rischia se non di fermarsi di subire un drastico rallentamento.

La prossima settimana decisione su Johnson e Johnson

Nel frattempo l’Ema si riunirà, forse la prossima settimana, per decidere se andare avanti o sospendere il vaccino Johnson e Johnson in attesa delle verifiche. Ricordiamo che la sospensione del vaccino è stata decisa dalle autorità americane (Fda) dopo sei casi di rare trombosi su giovani donne statunitensi. Trombosi che si sono verificate su un totale di sette milioni di vaccini monodose somministrati.

L’Europa punta all’autonomia

La presidente Ursula con der Leyden ha anche avviato le trattative per Pfizer per un nuovo e importante contratto. È previsto l’acquisto di 1,8 milioni di dosi del vaccino tra il 2021 e il 2023. La produzione sarà in Europa, nell’impianto di Marburgo, in Germania e in Francia, nei laboratori della Delpharm.

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È chiaro che l’Ue a questo punto cerchi la strada dell’autonomia. E lo fa con Pfizer, anche perché la multinazionale si è rivelata la più affidabile. Ha assicurato ai Paesi europei le dosi che erano previste, senza ritardi e senza polemiche (come è accaduto invece con AstraZeneca).

Vaccino Pfizer contro le mutazioni

Vi chiederete, perché quasi due miliardi di dosi? E perché fino al 2023? Il discorso è semplice, con le nuove varianti ci sarà bisogno di più richiami. Meglio essere previdenti. E contro le mutazioni, i vaccini con mRNA messaggero si sono dimostrati più efficienti, o meglio, più flessibili: basta poco per adattare il vaccino Pfizer a una variante del covid.

Ci sono infatti contatti anche con Moderna, che produce l’altro vaccino con mRNA messaggero, che si servirà per la produzione dello stabilimento di Lonza, in Svizzera e di quello della francese Recipharm.

Altri due vaccini in arrivo

Ma non solo: nelle prossime settimane è prevista l’autorizzazione ad altri due prodotti: il vaccino Curevax, tedesco-olandese, e l’altro vaccino americano, quello della Novavax.

In questo momento, inutile negarlo, l’Europa è in difficoltà, soprattutto rispetto a Paesi come Stati Uniti, Israele e Regno Unito. Ha fatto affidamento per la campagna vaccinale su AstraZeneca e Johnson e Johnson e ora quei due prodotti, che avrebbero dovuto avere un ruolo fondamentale nella immunizzazione di massa, sembrano ristretti al solo uso per over 55 o over 60.

Dubbi su Sputnik, flop cinese

Resta un buco enorme. E una confusione enorme: su come gestire questi due vaccini le nazioni europee si muovono come le Regioni italiane rispetto alle direttive del governo: ognuna a a suo modo.

Non aiutano neppure le notizie in arrivo dalla Cina, i vaccini prodotti nell’Estremo Oriente non sono molto efficaci. E lo Sputnik? Lasciamo perdere, al momento il vaccino russo è in fase di revisione da parte dell’Ema, ma soprattutto ha grandi difficoltà di produzione ed è ancora circondato da tanti, troppi, dubbi.

A questo punto dunque l’Europa punta sul sicuro con il vaccino Pfizer. Non è più possibile sbagliare e non è tempo di scommesse.

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