Vaccino, colpa dei contratti: sono a rischio le seconde dosi

Vaccino, colpa dei contratti: negli accordi stipulati tra la Pfizer e l'Ue si farebbe riferimento solo alla quantità di dosi non alla cadenza nelle consegne. I ritardi rischiano di pregiudicare l0inoculazione delle seconde dosi. Il sospetto che l'azienda americana stia favorendo Paesi disposti a pagare di più per le singole dosi.

3' di lettura

Vaccino, il caos delle forniture sospese. Un faccenda che penalizza l’Ue e l’Italia e sulla quale sembra ci sia ben poco da fare. I contratti siglati tra i 27 Paese dell’Unione Europea e la case farmaceutiche sono tutte a vantaggio delle aziende. In quel momento, quando sono stati sottoscritti gli accordi, avevano una evidente posizione di forza nei confronti delle nazioni in lotta con la pandemia. E ora quella posizione di forza consente loro, con il contratto alla mano, di decidere se e quando consegnare le dosi del vaccino.

Non è stata stabilita nessuna cadenza negli invii

Ci spieghiamo meglio. Quando in autunno l’Ue ha sottoscritto con diverse aziende (da Pfizer, ad Astrazeneca a Moderna), il contratto di acquisto del vaccino, nessuna di queste case farmaceutiche avrebbe potuto garantire se e quando il prodotto sarebbe stato pronto per la consegna.

Gli accordi stabiliscono un vincolo per le forniture trimestrali, del tipo: 10 milioni di dosi entro marzo. Ma non è stata stabilita nessuna cadenza negli invii.

Per paradosso: Pfizer potrebbe consegnare 1 milione di dosi ora e tutte le altre a metà marzo.

Il che – è evidente – provocherebbe rilevanti problemi all’organizzazione della campagna vaccinale in tutti i Pesi del Vecchio Contenente. I piani sono stati immaginati prevedendo una consegna graduale e omogenea del prodotto.

Pfizer distribuisce a sua discrezione nei centri di somministrazione

Ma non è l’unico problema, purtroppo. La Pfizer non sta tenendo conto delle indicazioni ricevute dall’organizzazione della campagna vaccinale italiana e distribuisce a sua discrezione la quantità di dosi di vaccino nei singoli centri per la somministrazione. Una scelta che sta provocando ulteriori disagi alla campagna di vaccinazione italiana.

Pregiudicando, in particolare, la corretta somministrazione delle seconde dosi di vaccino che sono già iniziate nell’ultimo fine settimana in molte regioni, quelle in particolare che avevano terminato in anticipo.

Le regioni più penalizzate

La riduzione delle forniture in Italia ha questi numeri: avrebbero dovuto essere consegnate 562.770 dosi, ne arriveranno 398.800

Come numero assoluto di dosi di vaccino le regioni che subiranno un danno maggiore solo la Lombardia, Veneto e l’Emilia Romagna, con 25mila dosi in meno. Ma è un problema che si ripercuote, anche se con numeri diversi, in tutta la Penisola.

Sperare in AstraZeneca

Tutto questo potrebbe comportare la partenza della vaccinazione della popolazione ultraottantenne, che avrebbe dovuto iniziare questa settimana.

A questo punto, per far partire definitivamente la campagna vaccinale, conta sperare nell’approvazione del vaccino AstraZneca: l’Ema si riunirà il 29 gennaio per decidere. Il giorno dopo si pronuncerà l’Aifa, l’ente regolatore dei farmaci in Italia, e dai primi giorni di febbraio potrebbe essere avviata la forniture. Che in Italia è consistente: 40 milioni di vaccini e 16 nel primo trimestre di quest’anno. Il necessario per garantire la copertura vaccinale alle persone fragili tra i 60 e i 70 anni e alle altre categorie a rischio.

Insomma, per superare l’impasse, sarà necessario aspettare la fine del mese e sperare che l’Ema non individui delle criticità nel vaccino prodotto da AstraZeneca.

C’è chi il vaccino lo paga di più

C’è un sospetto che attraversa in queste ore l’intera Europa nei confronti della Pfizer. E cioè, l’azienda farmaceutica statunitense potrebbe penalizzare l’Ue (e quindi l’Italia), perché Paesi ricchi dagli Emirati Arabi agli Stati Uniti, sarebbero disposti a pagare di più le singole dosi.

Non sarebbe un buon segnale.

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