Vaccino. Gli Usa accelerano, Pfizer lascia a secco l’Italia

Vaccino: il giorno dopo l'annuncio di Biden sulle100 milioni di dosi da somministrare in 100 giorni in Usa, la Pfizer ha tagliato le forniture all'Unione Europea. Dopo le vigore proteste dei 27 Paesi europei la casa farmaceutica ha comunicato che si tratta solo «di una settimana, ma recupereremo». Nel frattempo però è scemata la fiducia nella multinazionale. In alcuni regioni italiane ci sono già seri problemi. Soprattutto in quelle, come la Campania, dove la vaccinazione procede più spedita.

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È la guerra del vaccino, e rischia di trasformarsi in caos. È iniziata in un giorno preciso, e non può essere una coincidenza: il 14 gennaio. Quel giorno il prossimo presidente Usa, Joe Biden, ha annunciato il piano da 1.900 miliardi di dollari che prevede, tra l’altro, la somministrazione di 100 milioni di dosi di vaccino in 100 giorni. Il giorno dopo la Pfizer ha comunicato alla Commissione Europea il taglio nella distribuzione del vaccino ai 27 Paesi dell’Ue.

Il rischio di mandare a monte la prima parte della vaccinazione

È solo un caso? Chissà. Ma comunque la decisione della Pfizer ha sollevato le proteste di ogni singolo stato dell’Unione Europea, Italia compresa, che ha annunciato anche possibili ritorsioni legali nei confronti dell’azienda farmaceutica. Un taglio delle forniture rischia, e sembra chiaro, di mandare a monte la parte iniziale del programma vaccinale.

Di Pfizer non ci fidiamo più

Forse la Pfizer non si aspettava una reazione così vigorosa (una evidente ingenuità), sta di fatto che qualche giorno dopo la multinazionale americana ha fatto un passo indietro. «Il taglio delle consegne del vaccino – ha fatto sapere in una nota la Pfizer – interesserà solo una settimana, poi recupereremo».

Sarebbe un piccolo danno, insomma. Ma quel primo annuncio ha lasciato tutti sconcertati. E la fiducia nella lealtà dell’azienda americana ha vacillato e continua a vacillare. La frase più ricorrente in Europa e in Italia è questa: «Di Pfizer non ci fidiamo più, almeno fino a quando non vedremo arrivare le dosi di vaccino che per contratto devono essere distribuite».

Colpite le regioni più veloci a vaccinare

Nel frattempo però, quel taglio del 29% delle forniture provoca un problema non da poco: in quasi tutte le Regioni avrebbero dovuto iniziare i richiami, le seconde dosi ai vaccinati. Dosi che spesso non ci sono. E per non mandare in tilt l’intera organizzazione della campagna vaccinale è necessario che la seconda dose del vaccino non venga inoculata oltre la terza settimana.

Questione di giorni, forse di ore. Il ritardo di Pfizer non era previsto, forse neppure prevedibile. Ma a meno di un mese dall’avvio delle vaccinazioni si rischia già un grave stop.

Oltretutto questa situazione va a colpire proprio le Regioni che più velocemente di altre hanno somministrato le prime dosi arrivare. Una fra tutte proprio la Campania.

Il vaccino Pfizer arriva con numero di dosi a sorpresa

Questa è la guerra. Ora passiamo al caos. Il taglio delle consegne del vaccino operato dalla Pfizer non è omogeneo sul territorio, ma quasi casuale. Il che ha una conseguenza prevedibile: nei 298 centri dove si sta somministrando il vaccino in Italia arriva un numero di dosi “a sorpresa”. Una incertezza che rende difficile organizzare la campagna vaccinale. E se ora, con la somministrazione in ospedali e Rsa, questa incertezza causa scompensi seri, figuriamoci dopo, quando il vaccino dovrà essere inoculato ai cittadini e su appuntamento.

Le regioni più colpite dal taglio

Ci sono alcune regioni che subiscono conseguenze più serie di altre dalla sospensione delle forniture e dalla scarsa organizzazione della Pfizer.

La riduzione del siero è molto consistente in Sardegna (50%), Emilia Romagna (51), Veneto (53), Friuli Venezia Giulia (54), Trentino Alto Adige (58). Altrove un po’ meno, come il Lazio e la Lombardia (25), o la Campania (11).

La speranza è AstraZeneca

Al momento in Italia hanno ricevuto la prima dose del vaccino 1.100.000 persone. Una partenza non proprio sprint, ma sicuramente positiva. La sospensione della fornitura di Pfizer e il numero ridotto (ma questo era nell’accordo), di dosi del vaccino Moderna, potrebbero rallentare e di molto la somministrazione del siero anti covid in Europa e nel nostro Paese.

Per avere una vera e profonda accelerazione bisognerà attendere fine mese, quando l’Ema potrebbe approvare il vaccino AstraZeneca e entro marzo, aprile quello della Johnson & Johnson, i maggiori fornitori nel nostro Paese. Quei prodotti hanno due vantaggi: il primo costa poco (3 euro), il secondo ha bisogno di una sola dose.

Vaccino Pfizer: gli anziani morti in Norvegia

Nel frattempo ieri un’altra grana per il vaccino Pfizer, segnalato dalla Norvegia, dove una ventina di anziani sono morti dopo aver assunto il vaccino. I decessi non sono legati al prodotto in sé, ma agli effetti collaterali: anche se sono lievi, su persone anziane e con condizioni di salute molto fragili possono anche avere delle conseguenze letali. La situazione è ora al vaglio degli scienziati scandinavi e della casa farmaceutica statunitense.

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