Vaccino, ecco perché la seconda dose è necessaria

Vaccino, c'è chi ha deciso di rinunciare al richiamo sentendosi protetto: ma è un errore, la seconda dose è determinante per la sua efficacia completa. Con la seconda somministrazione il livello degli anticorpi diventa dieci volte più consistente. Ma si è anche più protetti contro le varianti in circolazione.

3' di lettura

Ho fatto la prima dose di vaccino, posso saltare la seconda? È una domanda che si sente con una certa frequenza. Forse per la convinzione, sbagliata, che quella protezione sia efficace o comunque sufficiente ad arginare l’infezione grave del coronavirus.

È invece necessario completare le due dosi di vaccino.

Per almeno tre motivi:

con le due dosi si ottiene la massima protezione contro l’infezione

le due dosi sono consentono una difesa più efficace anche contro le varianti

senza la vaccinazione completa non si potrà avere il pass o il certificato verde per viaggiare questa estate.

Vaccino, seconda dose: rinuncia il 10%

In Italia, secondo i dati diffusi qualche giorno fa, il 10% delle persone che ha avuto la prima dose del vaccino contro il coronavirus ha poi scelto di rinunciare alla seconda somministrazione (anche gli insegnanti, due su dieci non hanno fatto il richiamo).

La questione riguarda in Italia soprattutto chi ha ricevuto AstraZeneca. Una percentuale simile di “rinunciatari” è estesa in tutti i Paesi occidentali (soprattutto negli Stati Uniti).

Perché si rinuncia al richiamo

I motivi che spingono le persone a rinunciare al richiamo variano.

Alcuni temono gli effetti collaterali, che potrebbero essere peggiori soprattutto dopo la seconda dose (di Pfizer o Moderna, in particolare).

Altri hanno sollevato questione pratiche: non si sono presentati il giorno del richiamo e non è stato semplice riprogrammare l’appuntamento.

Ma la maggior parte delle rinunce alla seconda dose di vaccino riguarda persone convinte che ne basti una sola per sentirsi adeguatamente protetti dall’infezione del coronavirus.

Una ricerca della Cornell University e del Boston Children’s Hospital (negli Usa la vaccinazione è molto più avanzata rispetto a molti Paesi europei) su 1.000 americani ha scoperto che il 20% riteneva di essere fortemente protetto dopo una sola dose di vaccino.

Un altro 36% era confuso sulla tempistica. E questa confusione potrebbe essere stata provocata dalle scelte fatte da diversi governi nel mondo, in alcuni casi infatti è stata fatta la prima dose senza dare certezza su quando sarebbe stata fatta la seconda (come in Gran Bretagna e in Canada).

Tempi e protezione

Ora, facciamo un po’ di chiarezza: per il vaccino AstraZeneca il richiamo può essere iniettato anche dopo 10 settimane (e su questo hanno puntato gli inglesi), ma il vaccino prodotto da Pfizer e Moderna, che funzionano con l’mRNa, la seconda dose dovrebbe essere somministrata dopo non più di 3, 4 settimane.

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Tra la prima e la seconda dose cambia anche il tipo di protezione: dopo la prima dose il vaccino di Pfizer o Moderna protegge all’80%, dopo la seconda previene il virus al 90%. Questa differenza – appena il 10% – ha fatto ritenere a molti che in realtà il vantaggio del richiamo non fosse così rilevante.

Perché la seconda dose di vaccino è necessaria

In realtà, invece, la seconda dose innesca cambiamenti importanti nell’organismo che aiutano poi a contrastare il coronavirus anche nei mesi successivi. Ossi: la seconda dose di vaccino mRNA induce un livello di anticorpi neutralizzanti che è dieci volte superiore alla prima.

E inoltre, la seconda dose induce anche l’immunità cellulare, che consente di avere una protezione più lunga e una migliore protezione contro i ceppi varianti.

E infine, non è chiaro per quanto tempo duri la protezione dopo la prima dose senza il necessario richiamo.

Discorso diverso, naturalmente, per il vaccino Johnson e Johnson che nasce come vaccino monodose e quindi non ha bisogno di richiamo.

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