Vaccino, c’è chi ha bisogno della terza dose

Vaccino, il 5% dei cittadini che hanno già avuto due dosi potrebbe avere bisogno di una terza perché non ha sviluppato anticorpi. Si tratta in particolare di pazienti fragili che assumono farmaci immunodepressivi o soffrono di determinate patologie. Per gli esperti anche una terza dose potrebbe rivelarsi inefficace

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Potrebbe essere necessaria una terza dose di vaccino per la popolazione più fragile, quella che soffre di condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria, dovuta cioè a trattamenti farmacologici che abbassano le difese immunitarie.

In questi casi il vaccino potrebbe non sviluppare l’immunità dal covid.

«Si stima possano essere il 5% di chi è già stato immunizzato ad avere questo problema», ha spiegato Mauro Minelli, responsabile per il Sud della Fondazione italiana di Medicina personalizzata.

«Per queste persone con un sistema immunitario ingessato occorre pensare a una terza dose di vaccino», ha aggiunto Minelli.

Mortalità superiore a più del doppio rispetto agli altri

Un recente studio condotto dalla Società italiana di ematologia e pubblicato su The Lancet Haematology, ha dimostrato che, nei pazienti immunodepressi positivi a Covid-19, la mortalità è 2,4 volte superiore rispetto alla popolazione generale. Il che è dovuto alla maggiore fragilità di questi soggetti di fronte all’infezione.

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«È chiaro che corrono un rischio fino al raggiungimento dell’immunità di gregge – sottolinea Minelli -. La terza dose di vaccino anti-Covid dovrebbe esse rifatta proprio a quelle persone immunodepresse che hanno fatto le due dosi di vaccino mentre seguivano terapie con cortisonici».

«I vaccini Pfizer e Moderna sappiamo che hanno un’efficacia che arriva intorno al 90-95%, quello AstraZeneca intorno all’80%. È chiaro che c’è una fetta di popolazione che rientra nel 15-20% di chi può avere una forma sintomatica del virus», osserva Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova.

La speranza è l’immunità di gregge

«Gli immunodepressi – continua – hanno problemi importanti nella produzione di anticorpi e raggiungere l’immunità di gregge significa proteggere indirettamente queste persone che fanno il vaccino, ma sviluppano pochi anticorpi o non li sviluppano per niente».

Vaccino, terza dose? Forse non basta

«La terza dose per queste persone potrebbe essere utile per rinforzare la risposta immunitaria, ma c’è anche il rischio che una altra dose di vaccino anti-Covid non abbia gli effetti che ci aspettiamo».

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«C’è una grande quantità di persone – dichiara Bassetti – che per insipienza, non conoscenza del problema o distrazione ha fatto il vaccino anti-Covid senza interrompere la terapia cortisonica. Non la singola compressa di cortisone, ma lunghe terapie con altissime quantità di cortisone».

Sistema immunitario ingessato

«Queste persone – aggiunge Minelli – hanno il sistema immunitario ingessato e avrebbero dovuto sospendere la terapia 3 settimane prima del vaccino e poi, come da protocollo, fino a dopo la seconda dose».

Ma chi sono questi pazienti fragili?

«Parliamo di pazienti oncologici che associano la terapia chemioterapica anche una cortisonica – risponde l’immunologo -. Ma io osservo anche pazienti con artrite reumatoide, chi ha malattie autoimmuni. Non parliamo di pochi pazienti, per intenderci».

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«Spesso sono 40-50enni che vanno nel pallone e non sanno che devono seguire un protocollo specifico per evitare di veder fallire la risposta immunitaria al vaccino».

Cosa fare?

«Occorre – prosegue Minelli – che vengano presi in carico da uno specialista che possa coordinarsi con il medico vaccinatore che insieme gestiscano la fase intermedia tra le due dosi. Il rischio lo corrono anche i soggetti allergici che prendono cortisone, il farmaco blocca l’efficacia del vaccino. C’è bisogno – conclude – di grande attenzione e di poterli aiutare a gestire questa delicata fase».

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