Variante delta, nuove misure per contenere il contagio

Variante delta, nuove misure per contenere il contagio: il green pass solo a chi ha due vaccinazioni, quarantena per chi torna dai Paesi a rischio e più test. Sono i tre passaggi che il governo si appresta a varare per contenere l'aumento dei positivi e scongiurare situazioni ad alto rischio prima della ripresa di settembre. L'esecutivo non vuole ripetere gli errori dello scorso anno.

6' di lettura

La diffusione della variante delta in Italia e i timori per un picco entro la fine dell’estate stanno spingendo il governo ad adottare delle misure di prevenzione per evitare una nuova e forse imprevista emergenza: il green pass sarà concesso solo dopo la seconda dose di vaccino (e non 15 giorni dalla prima come accade ora), la quarantena obbligatoria di 5 giorni per chi torna arriva in Italia da Paesi dove il contagio è diffuso, e l’obbligo per le Regioni di effettuare un certo numero di tamponi come condizione per restare in fascia bianca (il numero dei test è precipitato nelle ultime settimane).

Variante delta: tasso di positività di nuovo a 1

Il tasso di positività dopo settimane in fiduciosa discesa ora torna a salire. Ieri era allo 0,97, un passo dalla soglia psicologica di 1. Un campanello d’allarme che non può essere ignorato.

Ieri i casi sono stati 1.391 (i morti solo 7).

L’obiettivo dell’esecutivo è chiaro: intervenire subito per evitare gli errori commessi lo scorso anno. C’è da difendere la campagna vaccinale e la necessità di arrivare a settembre con una situazione non critica, così da consentire al Paese una vera e definitiva ripartenza dopo la bella stagione.

Si pensa anche a potenziare i controlli per far rispettare l’uso delle mascherine all’aperto quando ci sono assembramenti. C’è ancora l’obbligo, ma troppo spesso viene ignorato.

Variante delta: l’allarme dell’Iss

Nell’ultimo report dell’Istituto Superiore della Sanità viene evidenziato l’aumento dei contagi che la variante Delta sta provocando in Paesi ad alto tasso di vaccinazione (simile o superiore all’Italia)

«È prioritario – si legge nel rapporto – raggiungere una elevata copertura vaccinale e il completamento dei cicli di vaccinazione in tutti gli eleggibili, con particolare riguardo alle persone a rischio di malattia grave, nonché per ridurre la circolazione virale e l’eventuale recrudescenza di casi sintomatici sostenuta da varianti emergenti con maggiore trasmissibilità».

«Sulla base dei dati e della presenza di focolai causati dalla variante virale Delta in Italia e delle attuali coperture vaccinali – conclude l’Iss -, è opportuno mantenere elevata l’attenzione, così come applicare e rispettare le misure necessarie per evitare un aumento della circolazione virale».

Variante delta: restano da vaccinare 24 milioni di persone

In Italia restano da vaccinare 24 milioni di persone. Troppe. Il dato positivo riguarda il tasso di mortalità tra chi ha completato il ciclo vaccinale, che è fermo a zero. Mentre la copertura contro l’infezione è all’80%.

Sono numeri che impongono le due vaccinazioni per avere il green pass (come accade in gran parte dei Paesi Europei). E solo con il green pass consentire l’accesso in luoghi dove si raduna un gran numero di persone (stadi, concerti).

Con la variante delta in circolazione anche chi ha ricevuto una sola dose è esposto al contagio, sarebbe meglio evitare

Variante delta: green pass solo con vaccinazione completa

Ma non solo: il green pass solo a chi ha completato la vaccinazione – questa l’idea del Cts al vaglio del governo – oltre a ridurre gli assembramenti potrebbe essere una spinta in più a immunizzarsi.

Nella fascia di rischio attualmente più alta, quella dove si stanno registrando più casi di contagio, ovvero tra i 12 e i 39 anni, ad aver completato il ciclo vaccinale sono meno di 2 milioni di cittadini. Mentre 3 milioni sono quelli che hanno avuto la prima dose.

Restano scoperte troppe persone.

Sono 8 milioni senza copertura gli italiani tra i 40 e i 59 anni. Senza copertura, significa senza aver ricevuto neppure una dose. Anche in questo caso troppi.

Più controlli nelle zone della movida

Chi sperava si arrivasse all’eliminazione anche al chiuso delle mascherine rimarrà deluso. Resta l’obbligo. Anzi, saranno aumentati i controlli per far rispettare l’obbligo anche all’estero laddove ci sono degli assembramenti (hanno destato una certa preoccupazione i festeggiamenti per la vittoria della Nazionale).

I controlli saranno effettuati in particolare nelle zone della movida (ma diciamolo subito, non sarà così semplice).

I parametri per la fascia gialla

Si discute intanto sui parametri per le l’assegnazione alle singole regioni della fasce di rischio.

Se il trend dei contagi dovesse continuare la sua risalita, il passaggio in zona gialla di alcune regioni potrebbe essere automatico (con i criteri attuali già nelle prossime settimane, si suppone entro agosto).

La Regioni propongono di dare maggior peso alla situazione negli ospedali. E quindi: se anche il numero dei contagi sale oltre la soglia che impone il passaggio in fascia gialla (50 contagi ogni 100.000 abitanti), valutare prima quello che accade nel sistema sanitario: se nei reparti non si assiste a un aumento preoccupante dei ricoveri negli ospedali, pensare di mantenere la fascia bianca.

Per le regioni a più alta vocazione turistica il ritorno del coprifuoco e dell’obbligo delle mascherine anche all’aperto potrebbe essere un serio problema. Ma potrebbe esserlo – sostengono gli esperti – anche un aumento incontrollato dei contagi.

Molto probabilmente per evitare la discesa del numero dei tamponi potrebbe essere imposto alle Regioni l’obbligo di effettuare ogni settimana almeno 150 test (molecolari) ogni 150.000 abitanti.

Variante delta: quarantena per chi torna da Paesi a rischio

Potrebbe tornare la quarantena per chi torna da Paesi dove il tasso di contagio è elevate, come accade ora per la Gran Bretagna. Nel mirino ci sono due nazioni in particolare, la Spagna e il Portogallo, che sono anche tradizionali mete turistiche per molti italiani.

Lo scorso anno la ripresa dei contagi dopo le vacanze è stata in parte alimentata anche dai rientri “positivi”.

Si tenterà di evitare la stessa situazione. Anche perché – e questo è uno dei punti fondamentali per il governo – a settembre si ritorna in classe. E l’intenzione è quella di assicurare un anno scolastico in presenza e senza interruzioni. Un anno e mezzo con lezioni intermittenti ha già causato troppi danni.

Ma su questo fronte restano due nodi: sono ancora molti i professori che non si sono vaccinati. E non lo sono affatto (nella quasi totalità), i ragazzi dai 12 anni in su.

Discoteche, niente da fare: nessuna data per la riapertura

Con questa situazione la data per la riapertura delle discoteche resta da decidere. Era prevista entro le prime due settimane di luglio. Niente da fare. Se i contagi continuano ad aumentare non sarà semplice disporre la ripartenza delle sale da ballo, anche all’aperto. Forse neppure con il green pass (che dovrebbe comunque prevedere le due vaccinazioni).

I gestori delle discoteche sono – ovviamente – preoccupati. Molti locali sono chiusi da due anni, altri hanno aperto per qualche settimana nell’agosto scorso. Nel frattempo c’è un fiorire di feste abusive, che naturalmente non sono controllate.

Una fase delicata, forse pochi se l’aspettavano. Ma la variante delta ha scompigliato le carte, resta la certezza dei vaccini, che hanno messo in sicurezza le persone più esposte al covid grave.

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