Variante indiana in Italia: dobbiamo preoccuparci?

Variante indiana in Italia: nell'ultimo report dell'Iss la mutazione indiana era presente nell'1% dei casi nel nostro Paese, era il 18 maggio. Fa riflettere il caso di un sanitario milanese infettato nonostante avesse avuto i due vaccini. I dati in Gran Bretagna per valutare l'effetto della varianta indiana su chi ha già ricevuto una o due dosi di vaccino.

4' di lettura

La variante indiana è arrivata nel nostro Paese. La mutazione Delta (come preferiscono chiamarla gli scienziati) ha una prevalenza dell’1%, almeno secondo i dati dell’ultimo report dell’Istituto Superiore della Sanità.

È preoccupante? Dipende, ma c’è un dato che dovrebbe essere valutato con la dovuta attenzione: uno dei contagiati nella palestra di Milano, si tratta di un sanitario, è risultato positivo al covid anche se aveva ricevuto le due dosi di vaccino.

È proprio la possibilità che possa infettare anche chi dovrebbe essere già immunizzato a suscitare domande. Una in particolare: la variante indiana è capace di ridurre l’efficacia della copertura dei vaccini? E se sì, può essere un episodio casuale o invece i casi di reinfezione rischiano di essere più diffusi?

In Gran Bretagna il 96% dei contagiati ha la variante indiana

Quello che si conosce della variante indiana arriva in particolare dalla Gran Bretagna dove la mutazione Delta è ormai dominante. Ha sostituito la variante inglese che fino a qualche mese fa era quella decisamente più preoccupante.

Il 96% dei nuovi contagiati nel Regno Unito hanno la variante indiana. Non è un caso che le mutazioni vengano scoperte prima in Gran Bretagna. Lì si effettua un sequenziamento di massa dei nuovi positivi, anche grazie a nuovi test di genotipizzazione che richiedono molto meno tempo per dare risultati specifici e precisi.

In Italia, ma anche altrove, il sequenziamento viene effettuato molto meno.

Saprete che la diffusione della variante indiana nel Regno Unito ha causato nell’ultimo periodo un incremento significativo dei casi.

Nell’ultima settimana sono stati 33.207, in quella precedente 9.426. Un aumento che non può essere sottovalutato e che sta spingendo il governo britannico a rinviare le previste riaperture che erano programmate per il 21 giugno.

I numeri dei contagi inglesi rispetto ai vaccinati

La variante indiana sembra un po’ più resistente ai vaccini. Ma quello che è certa è la sua capacità di trasmissione, che è stata stimata il 64% maggiore della precedente variante inglese.

In Gran Bretagna, dove molti sono i vaccinati, ma spesso hanno ricevuto una sola dose di Astrazeneca, questa è la tipologia di diffusione della variante indiana:

il 64% dei casi non sono vaccinati

La concentrazione dei positivi è soprattutto nella fascia 10/29 anni

I contagiati con più di 60 anni (che hanno avuto due dosi) sono meno del 5%.

In Gran Bretagna questi sono i non vaccinati:

  • 2 milioni di ultracinquantenni
  • 13 milioni di giovani adulti
  • Altri 8 milioni di giovani adulti sono solo parzialmente vaccinati.

Ricoveri in lievissimo aumento

C’è un dato che però è positivo, anche rispetto all’aumento costante dei casi: i ricoveri ospedalieri hanno subito solo un lieve incremento. Quasi tutti nella fascia 25/44, quella meno vaccinata. Gli anziani in ospedale per il Covid sono invece molto pochi.

Nell’ultima settimana in Gran Bretagna è andata così:

  • il 3,7% dei nuovi contagiati si è recata al Pronto Soccorso
  • l’1.2% dei nuovi contagiata è stata ricoverata
  • i morti sono stati lo 0,1% (42 persone).

A questo dato bisogna aggiungere:

  • l’11% dei ricoverati era stato vaccinato
  • il 29% dei morti aveva già ricevuto il vaccino.

Stiamo parlando, rispetto ai morti, del 29% di 42 persone.

Numeri piccoli, decisamente. Rispetto ai morti che si sono contati in Gran Bretagna qualche mese fa. Ma, come percentuale, anche rispetto a una normale influenza.

C’è dunque da dire che i vaccini stanno facendo il loro lavoro.

La protezione del vaccino

I dati in mano agli esperti inglesi suggeriscono che i due vaccini utilizzati nel Regno Unito sono efficaci, soprattutto dopo le due dosi. Anche nei confronti della variante indiana.

La protezione contro ricoveri e decessi dopo una dose di vaccino è dell’80%

Dopo due dosi si arriva al 95%.

Uno studio ulteriore ha precisato che la risposta del vaccino alla variante indiana, rispetto a quella inglese, si può determinare con questi numeri:

dopo una dose la risposta degli anticorpi della variante indiana è ridotta al 32% rispetto al ceppo originario e al 25% rispetto a quella sudafricana.

Dopo due dosi comunque la risposta immunitaria alla variante indiana è molto più efficace.

Conclusione

Cosa dicono questi numeri estrapolati dall’esperienza britannica rispetto alla variante indiana?

Che è più contagiosa ma non più letale e che due vaccini possono consentire una protezione maggiore.

Al momento non c’è nessun motivo per evitare le riaperture in Italia e basterebbe probabilmente essere prudenti, come da protocollo, nei luoghi pubblici al chiuso o dove ci sono assembramenti.

E soprattutto vaccinarsi o completare la vaccinazione.

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