Variante indiana in Italia: il piano per evitare zone rosse

Variante indiana in Italia: il piano del governo e del Cts per ridurre le conseguenze causa dalla diffusione della nuova mutazione. Vaccinazioni, tracciamento dei casi e mini zone rosse dove si verificano focolai più estesi. I numeri rendono possibile un controllo capillare. La Campania è sotto osservazione, in particolare Torre del Greco, dove i casi di mutazione Delta sono in aumento.

5' di lettura

Variante indiana in Italia. Con la decisione di riaprire le discoteche l’Italia ha fatto un altro passo verso il totale ritorno alla normalità dopo il covid. E da domani non saranno più obbligatorie le mascherine all’aperto, almeno laddove non ci sono assembramenti.

I dati sono in costante calo, ma la variante indiana continua a suscitare preoccupazioni. E purtroppo è un timore che si basa sui fatti: la Gran Bretagna aveva quasi azzerato i contagi, i morti e i ricoveri. Dopo la diffusione della variante indiana si sono tornati a contare più di 18mila contagi (è il dato di ieri). Le riaperture, previste il 21 giugno, sono slittate di almeno un mese.

La variante indiana in Italia è in costante aumento. Gli ultimi dati segnalano che il 16.8% dei nuovi contagi siano stati causati dalla mutazione che ora viene definita Delta. Tra qualche settimana, sostengono gli esperti, sarà dominante.

Variante indiana in Italia: il piano del governo

Come si sta organizzando il nostro Paese? Ossia, come si sta cercando di far convivere la stagione delle riaperture con i possibili aumenti dei contagi causati da una variante che risulta più contagiosa del 60% rispetto al ceppo precedente (la variante inglese)?

Per tentare di arginare la diffusione della variante indiana in Italia si punta in particolare su due aspetti.

Vaccinazione, monitoraggio, microzone rosse

Il primo riguarda le vaccinazioni. O meglio: accelerare la somministrazione delle seconde dosi, anche perché è stato rilevato che la mutazione Delta è contrastata con efficacia da chi è completamente immunizzato. Più esposte sono le persone che hanno fatto una sola dose.

Si sta pensando di accorciare i tempi tra la prima dose e il richiamo, proprio per porre un argine importante alla diffusione della variante indiana in Italia, o almeno per attutirne e di molto l’impatto.

Ma sarà importante anche il monitoraggio sul territorio, il tracciamento capillare dei casi, che fino a quando sono al di sotto dei 50 ogni 100.000 abitanti può essere molto efficace.

Il terzo aspetto: intervenire subito nei luoghi dove si innescano dei focolai così da evitarne o rallentarne il più possibile sia la crescita, sia la diffusione. Il modello è quello che è stato sperimentato qualche mese fa in Umbria, micro zone rosse che hanno consentito di evitare la diffusione della temuta variante sudafricana.

E quindi nei comuni dove si superano i 250 casi ogni 100.000 abitanti far scattare subito le misure previste nella fascia rossa di rischio. E allo stesso tempo avviare una attività di tracciamento profonda ed efficace.

Variante indiana in Italia: il caso sardo

È già accaduto, nei giorni scorsi, a Trinità d’Agultu, un comune di 2.800 abitanti in provincia di Sassari. Non è stata dichiara ufficialmente zona rossa, ma le misure sono molto simili, a cominciare dal coprifuoco, imposto alle 22.

Nel paese sardo sono risultate positive 15 persone che facevano parte della troupe impegnata nelle riprese del film “La Sirenetta”, prodotto dalla Disney.

Variante indiana in Italia: Campania sotto osservazione

Sotto osservazione c’è anche la Campania. In particolare Torre del Greco, dove sono stati trovati molti casi di variante indiana.

La diffusione in Campania della mutazione Delta ha fatto lievitare il numero di contagi. Ieri il 15% dei casi registrati in Italia provengono dalla regione del Governatore, De Luca.

La Campania è anche una delle tre regioni con il maggior numero di ricoverati.

Dobbiamo preoccuparci per la diffusione della variante indiana in Italia? I numeri dicono di no, ma neppure bisogna sottovalutare il pericolo. La difesa più consistente all’aumento dei contagi può essere solo la vaccinazione, e una vaccinazione completa, con entrambe le dosi.

Ma è il tracciamento dei contagi che in questa fase può porre un altro importante argine all’aumento dei casi di variante indiana in Italia.

Oltre naturalmente all’immediato intervento nei centri dove si verificano dei cluster importanti o il numero complessivo dei contagiati supera una certa soglia.

Rispetto al passato anziani e fragili immunizzati

La cosa buona è che un gran numero di persone più a rischio (anziani e fragili), sono stati immunizzati. E che la campagna vaccinale procede, anche se bisogna fare i conti con una riduzione dei vaccini che causerà qualche ritardo nella somministrazione della prima dose a molti italiani.

Potrebbe essere l’ultimo colpo di coda della pandemia, proprio a ridosso dell’immunizzazione del Paese. Ma i cittadini sono molto meno esposti di prima. La variante indiana in Italia potrebbe avere conseguenze non così significative. Potrebbe bastare un po’ di prudenza e non rinunciare alla vaccinazione.

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