Variante inglese del Covid: come dobbiamo difenderci

Variante inglese del Covid: l'Oms lancia l'allarme in Europa dove la mutazione britannica si sta diffondendo in tutti i Paesi e rischia di soffocare le strutture sanitarie. In Gran Bretagna si è passati da picchi da 20.000 contagi a 60.000 in poche settimane. La variante inglese del covid è in forte crescita anche in Danimarca. Casi sono segnalati ovunque, ma i sequenziamenti sono così pochi che è impossibile dire quanto sia diffusa in tutti i Paesi. E la variante sudafricana preoccupa ancora di più.

4' di lettura

Gli effetti della variante inglese del Covid sulla diffusione del contagio in tutta Europa, sono ritenute dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), molto preoccupanti. L’organismo internazionale sta sollecitando l’Europa: bisogna reagire con maggiore determinazione per bloccare una nuove e feroce impennata della pandemia.

L’Oms sollecita interventi decisi per contrastare la variante inglese

«Per un breve periodo – ha esortato Hans Kluge, direttore europeo dell’Oms – dovremo fare più di quanto abbiamo fatto. La variante inglese potrebbe gradualmente sostituire altri ceppi del covid che circolano nella regione come si è visto nel Regno Unito e sempre di più in Danimarca».

In Gran Bretagna la variante inglese ha portato il picco di contagi da 20.000 a 60.000, mandando in tilt uno dei sistemi sanitari più efficienti del mondo (Nhs), e costringendo un governo refrattario a decisioni «forti» per arginare il contagi ad adottare fino almeno a febbraio un rigido lockdowm nazionale.

La variante isolata a Brescia

La variante inglese, quella conosciuta come variante B.1.1.7, è stata già individuata in 22 Paesi europei e in 43 nel mondo. Nella sola Italia sono stati accertati almeno 20 casi, ma gli esperti ritengono sia in circolazione già da tempo. Un gruppo di studiosi a Brescia avrebbe addirittura individuato un ceppo virale, altamente contagioso, molto simile e antecedente a quello che sta causando il feroce aumento dei contagi in Gran Bretagna.

Pochi sequenziamenti poche notizie sulle mutazioni

Al momento è difficile stabilire quanto sia diffusa la variante inglese del covid. Anche perché i sequenziamenti, che potrebbero consentire il riconoscimento del ceppo, sono in proporzione molto pochi e gestiti in modo diverso nelle singole nazioni. Negli Stati Uniti sono stati effettuati solo 51mila test su 18 milioni di casi. In Europa anche meno. Mentre in Italia uno screening di questo tipo viene effettuato solo su persone che rientrano dal Regno Unito. Troppo poco per avere un quadro della situazione. Troppo poco per stabilire se, come e quanto si sia diffuso questo ceppo virale altamente contagioso.

In pratica in Europa e in Italia al momento non sappiamo davvero quanto la variante inglese sia diffusa e se e in quanto tempo potrebbe sostituire il ceppo “tradizionale”.

Esplosione dei casi anche in Danimarca

Sulla variante inglese si sa abbastanza, o meglio: è certo che sia più contagiosa almeno del 60% rispetto agli altri ceppi, e che non è più letale. Ma il problema è proprio la contagiosità: in Gran Bretagna si sono subito riempiti i reparti e le terapie intensive. Con il conseguente aumento anche dei morti.

Nel Regno Unito la variante inglese è ormai dominante. Ma altrove, come in Danimarca, la diffusione è in costante e drammatica risalita. All’inizio di dicembre rappresentava lo 0.2% dei casi. Ora siamo già al 3%. E con la crescita esponenziale che contraddistingue questo ceppo è facile prevedere che nel giro di qualche mese sarà dominante anche in Danimarca. Lo stesso timore circola in tutte le altre nazioni europee. L’unica buona notizia, al momento, è che questa mutazione non pregiudica l’efficacia del vaccino.

Ma il pericolo è dietro l’angolo: le continue mutazioni del coronovavirus sono imprevedibili e nessuno può escludere che qualche nuova variante sia in grado di contrastare i farmaci che si stanno somministrando per immunizzare le popolazioni.

Una mutazione più pericolosa: la variante sudafricana

Non esiste solo la variante inglese. Ce n’è un’altra che è ancora più preoccupante, perché ritenuta ancora più contagiosa: quella sudafricana, che contiene una mutazione chiamata E484K. Questa variante ha casato la seconda e drammatica ondata di contagi in Sud Africa, dove ora è nettamente il ceppo dominante.

Tra le altre varianti significative c’è quella dei visoni in Danimarca, e quella che ha causato la prima esplosione di contagi in Europa tra marzo e aprile (D614G, comparsa tra l’Italia e la Spagna).

Come difendersi da queste varianti

Le varianti del covid rappresentano dunque un rischio enorme. Oltretutto con l’aumentare delle infezioni il coronavirus continua a mutare, una evoluzione che preoccupa per gli scienziati: potrebbe consentire al virus di trovare le strade per eludere il vaccino.

C’è un solo modo per contrastare la possibilità che nuove e più efficienti varianti del covid si riproducano sul pianeta: ridurre in modo drastico le infezioni, soprattutto con la campagna vaccinale in corso.

Infatti proprio il vaccino e la necessità di contrastare gli anticorpi prodotti dal siero potrebbe indurre il virus a mutazioni molto pericolose, e come detto, imprevedibili.

È dunque indispensabile impedire la proliferazione dei contagi e istituire più centri per il sequenziamento, così da individuare subito e troncare sul nascere la diffusione di varianti più pericolose, come quella inglese.

Fino a oggi il covid è stato sempre un passo avanti, con la comunità scientifica costretta a inseguire. Sarebbe necessario invece riuscire ad anticipare il virus. Questo sempre, ma ora con la campagna vaccinale in corso, più che mai.

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