Variante inglese in Italia, c’è davvero da preoccuparsi?

La variante inglese è ormai in Italia e tra qualche settimana sarà il ceppo dominante: è più pericolosa perché molto più contagiosa della precedente. Per fortuna non è più letale, ma potrebbe far aumentare il numero delle persone infette e quindi anche i ricoveri in ospedale. I vaccini però sono efficaci contro questa mutazione. Meno contro le varianti brasiliana e sudafricana, che pure sono state trovate in Italia.

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L’irruzione della variante inglese in Italia era attesa, prevista e preventivabile: ma forse non così veloce, capillare, diffusa. La presenza del nuovo ceppo del coronavirus è stata accertata nell’80% delle Regioni italiane. E dove non è stata segnalata si teme sia solo perché non è stato effettuato il sequenziamento su un numero di tamponi sufficiente. Entro due settimane la variante inglese sarà dominante in Italia.

Ma non solo, Poche ore fa, in Alto Adige, così com’è avvenuto anche altrove nella Penisola, sono state accertati casi di variante sudafricana. Una mutazione, come quella brasiliana (già trovata in Italia), che a differenza della variante inglese offre una certa resistenza al vaccino.

C’è da preoccuparsi per la diffusione della variante inglese?

C’è da stare più attenti, perché la sua contagiosità è molto più alta rispetto al ceppo tradizionale (che già era molto contagioso). E quindi è utile continuare a essere rigidi con se stessi nell’utilizzo della mascherina, delle distanze e dell’igiene delle mani.

È per questo motivo che non sono stati riaperti gli impianti di sci?

È molto probabile. La relazione dell’Istituto superiore della Sanità ha reso noto ieri il report sulla diffusione della variante inglese nel nostro Paese, con la raccomandazione di adottare misure stringenti per evitare che il contagio possa tornare a impennarsi. Il ministro avrà saputo quei risultati almeno il giorno prima. La riapertura degli impianti di sci avrebbe potuto rappresentare un ulteriore rischio e una possibilità in più per la variante inglese del coronavirus di diffondersi.

I vaccini funzionano contro la variante inglese?

Dai dati che arrivano nelle zone dove la vaccinazione è più avanti (Gran Bretagna, Israele), sembra che i vaccini in produzione (Pfizer, Moderna e AstraZeneca), siano efficaci contro questa mutazione. E comunque prevengono la forma più grave della malattia. Cosa diversa per le varianti brasiliana e sudafricana, che sembrano più resistenti agli anticorpi prodotti dai vaccini. In Inghilterra, negli ultimi giorni, è stata accertata la presenza di una ulteriore variante, che viene ritenuta preoccupante, perché ha molte analogie con la mutazione sudafricana.

Ma il coronavirus avrà altre varianti?

È molto probabile, anzi è certo. Ma non è detto che le nuove mutazioni siano più letali. Il virus non ha interesse a far morire il suo ospite (in questo caso l’uomo), ma potrebbe trovare strade diverse per aggirare i vaccini. Più si diffonde il virus e più possibilità ci sono che arrivino altre varianti.

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Cosa si può fare per evitare tutto questo?

C’è solo una strada, la vaccinazione. E che sia la più veloce possibile. Serve a mettere in sicurezza le persone, ma anche ad arrestare la diffusione del coronavirus e l’evoluzione di nuove e imprevedibili varianti.

Il lockdown può essere utile?

Il lockdown è l’arma più efficace, ma la situazione economica del Paese non consente di adottare una misure restrittiva come quella di marzo e aprile. Anche per questo è consigliabile ridurre al minimo il rischio di contagio con comportamenti adeguati e velocizzare la vaccinazione dei cittadini. Se ci saranno lockdown saranno localizzati nelle zone dove, eventualmente, la diffusione del contagio sarà decisamente fuori controllo.

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