La variante sudafricana può eludere i vaccini

La variante sudafricana del coronavirus si è già diffusa in una decina di Paesi: ha due mutazioni che sembrano in grado di aggirare gli anticorpi dei vaccini. «Questa mutazione è molto problematica», sostengono gli scienziati. Suscita allarme anche la variante brasiliana: può infettare anche persone che hanno già avuto il Covid.

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Anche la variante sudaficana, così come quella brasiliana, sarebbe capace di eludere i vaccini contro il coronavirus. Sulla mutazione brasiliana c’è anche altro: sarebbe capace di reinfettare anche persone che hanno già avuto la malattia, aggirando gli anticorpi. Due problemi enormi. Anche perché entrambe le varianti si stanno diffondendo in tutto il mondo.

Iniziamo dalla variante sudafricana. Per i ricercatori dell’Istituto nazionale per le malattie trasmissibili in Sud Africa la mutazione, che è stata già individuata in una decina di paesi, potrebbe eludere parzialmente i vaccini.

La variante sudafricana è molto problematica

«Ora disponiamo – ha dichiarato Penny Moore, professore associato presso l’Istituto – di dati molto interessanti, sia dai nostri laboratori sia da molti altri laboratori in tutto il mondo, a sostegno di quella che ormai è molto più di una tesi: queste mutazioni sono problematiche».

La questione più preoccupante riguarda la capacità della variante sudafricana di aggirare gli anticorpi creati dai vaccini. I ricercatori sudafricani stanno studiando proprio questo aspetto che caratterizza la mutazione del coronavirus. Con estrema preoccupazione: i vaccini prendono di mira i picchi sopra al virus e questa variante ha mutazioni in due diverse zone del picco».

La variante sudafricana elude gli anticorpi neutralizzanti

«Mutazioni come questa (nella variante sudafricana ndr) specificamente in quelle due zone – ha dichiarato Moore -, sono una forte indicazione che il virus è riuscito a eludere gli anticorpi neutralizzanti. Per capirci, gli anticorpi neutralizzanti sono i tipi di anticorpi che impediscono a un virus di essere in grado di infettare una cellula».

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Il virus sta imparando a resistere al vaccino

Gli scienziati di tutto il mondo hanno pensato in questi mesi che il coronavirus fosse relativamente stabile, ma quasi 100 milioni di persone hanno contratto il virus e ogni volta che si diffonde da una persona all’altra, ha la possibilità di mutare. La conseguenza è che in pochi mesi sono comparse tre varianti, tutte con caratteristiche preoccupanti, la variante inglese, quella sudafricana e quella brasiliana. In comune hanno l’alta contagiosità, gli ultimi due stanno sviluppando anche la capacità di resistere agli anticorpi.

«Ogni volta che si diffonde, il coronavirus impara a resistere al vaccino», ha dichiarato Paul Bieniasz, virologo della Rockefeller University. «Col passare del tempo, probabilmente diminuirà l’efficacia del vaccino».

La prima regola: non sottovalutare il tuo virus

«Un simile comportamento non era previsto da un coronavirus – ha detto alla CNN Alex Sigal, virologo dell’Africa Health Research Institute -. Questo virus ci ha davvero mostrato che può adattarsi e potrebbe essere in grado di trovare le contromisure al vaccino. Dobbiamo ricordare la prima regola della virologia: non sottovalutare il tuo virus».

Le reinfezioni con la variante brasiliana

Ma se la variante sudafricana preoccupa, quella brasiliana non è certo da meno. Gli scienziati dell’istituto brasiliano Leonidas e Maria Deane (Ilmd), filiale amazzonica della Fondazione Osvaldo Cruz (Fiocruz), stanno infatti studiando un caso di reinfezione dalla nuova variante brasiliana del coronavirus su una paziente che già presentava immunità rispetto al ceppo principale: aveva già contratto il Covid-19 a marzo.

A Manaus la variante brasiliana è dominante

Nel caso della reinfezione, si tratta dello stesso ceppo identificato dai ricercatori giapponesi in alcuni viaggiatori rientrati dall’Amazzonia lo scorso 2 gennaio e ritenuta probabile causa del collasso del servizio sanitario nello Stato brasiliano dell’Amazzonia. A Manaus in particolare, dove negli ospedali non ci sono né posti letto, né bombole d’ossigeno, con i bambini nati prematuri che sono stati trasferiti d’urgenza nei centri sanitari di altri stati brasiliani.

La reinfezione di una paziente di 29 anni

Il coordinatore degli studi, Felipe Naveca, ha evidenziato come una persona che è stata contagiata dal coronavirus e ha acquisito una risposta immunitaria non sia esente dall’infezione con la variante brasiliana. È il caso di una giovane di 29 anni. La donna aveva effettuato a metà dicembre un test per verificare la risposta immunitaria dell’organismo a distanza di alcuni mesi dal contagio da coronavirus. L’esame sierologico “IgG” aveva dato risultato positivo. “

Successivamente, il 19 dicembre, la paziente ha riferito di aver partecipato a una celebrazione festiva con altre dieci persone dopo il test rapido IgG positivo. Uno dei partecipanti all’incontro, sottoposto al test del tampone (Rt-Pcr) era risultato poi positivo al coronavirus il 24 dicembre. La paziente di 29 anni ha invece iniziato a sviluppare i sintomi della Covid il 27 dicembre (febbre, tosse, mal di gola, diarrea, perdita dell’olfatto e del gusto, mal di testa, rinite e ossigenazione del sangue al 97 per cento a riposo).

Serve una indagine immediata sulla variante brasiliana

Gli scienziati sostengono la necessità di un’indagine immediata sulla nuova variante brasiliana. «Sono necessari studi urgenti – ha dichiarato Naveca – per determinare se la reinfezione con ceppi emergenti che ospitano la mutazione sia un fenomeno diffuso o limitato a pochi casi sporadici». «Sarà inoltre cruciale – ha concluso – capire fino a che punto la reinfezione contribuisce alla trasmissione diretta del coronavirus in popolazioni precedentemente esposte».

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