Varianti del coronavirus in Italia: l’allarme del ministero

Varianti del coronavirus in Italia: il ministero della Salute ha inviato una circolare per attivare le procedure necessarie a contrastare la diffusione del contagio. Quella inglese e quella sudafricana sono ritenute molto pericolose, in particolare la seconda che potrebbe non essre riconosciuta dai vaccini.

Varianti del coronavirus in Italia: l'allarme del ministero
Varianti del coronavirus in Italia: il ministero della Salute ha inviato una circolare per attivare le procedure necessarie a contrastare la diffusione del contagio.
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Varianti del coronavirus in Italia, il ministero della Salute ha predisposto misure per cercare di arginarne la diffusione. In particolare preoccupano la variante inglese e quella sudafricana che stanno causando in molti Paesi un aumento esponenziale dei contagi e dei ricoveri in ospedali. Ma varianti stanno spuntando un po’ ovunque, potenzialmente tutte più contagiose del ceppo originale, l’ultima in Giappone, che ha le stesse caratteristiche della variante inglese.

Il ministero della Salute ha predisposto una circolare con le misure di prevenzione per i viaggiatori e la sorveglianza di laboratorio.

Varianti del coronavirus in Italia: aumentano i controlli

Viene chiesto un «rafforzamento delle attività di identificazione dei casi e dei contatti» grazie al lavoro dei dipartimenti di prevenzione delle Asl, dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta.

Dovrà essere verificata «la presenza di link epidemiologico. Ovvero: le persone con un collegamento epidemiologico a casi con diagnosi di Covid Vui 202012/01 (variante inglese) o di Covid 501.V2 (variante sudafricana) o con una storia di viaggio in aree in cui sia nota la presenza delle nuove varianti virali, devono essere immediatamente identificate per testare e isolare i contatti esposti».

Tamponi più quarantena per chi arriva dai Paesi con le varianti

Nella circolare del ministero di evidenzia come sia necessaria la «sorveglianza attiva dei viaggiatori provenienti dal Regno Unito e dall’Irlanda del Nord in quarantena, a prescindere dall’esito del test effettuato all’arrivo; eseguire test diagnostico molecolare al termine della quarantena. Tale misura va estesa anche a tutti i viaggiatori provenienti da paesi in cui sia nota la presenza delle nuove varianti virali».

Molto più trasmissibili

Il ministero ha anche avvisato che per la variante inglese «non sono stati riportati a oggi un peggior andamento clinico, una mortalità più elevata o gruppi di popolazione particolarmente colpiti. Al momento non sono disponibili informazioni sull’eventuale aumento della frequenza di reinfezioni associate alla variante o sull’impatto sui programmi di vaccinazione in corso».

«Le analisi preliminari condotte nel Regno Unito, tuttavia – si legge nella circolare firmata dal direttore generale della Prevenzione, Gianni Rezza – suggeriscono che questa variante sia significativamente più trasmissibile rispetto alle precedenti varianti, ma finora non è stata identificata una maggiore gravità dell’infezione».

«I casi affetti dalla variante inglese – continua Rezza – sono nella maggior parte identificati in persone di età minore di 60 anni. I modelli matematici mostrano un’associazione fra maggiore incidenza e presenza della variante».

Quella sudafricana è più pericolosa

Sulla variante sudafricana invece i «risultati preliminari indicano che questa sia associata a una carica virale più elevata e ad una maggiore trasmissibilità, ma non ci sono prove che l’infezione sia associata a maggiore gravità della malattia».

«La variante inglese viene riconosciuta dal vaccino – ha dichiarato l’immunologa Antonella Viola -, quella sudafricana ha una mutazione in più e non sappiamo se gli anticorpi neutralizzanti la riconoscono. Questo è allarmante, ma vediamo cosa succede con l’immunizzazione».

«Il vaccino AstraZeneca – conclude la virologa – non è migliore da questo punto di vista, potrebbero essere migliori quelli che contengono i virus attenuati, ad esempio il vaccino cinese».

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