Varianti, sei regioni in zona arancione, una in zona rossa

Varianti 6 regioni in zona arancione, una in zona rossa: domani si decideranno le colorazioni delle regioni e sette rischiano un aggravamento delle misure. Si teme la terza ondata, quella delle varianti. Sarà istituita la zona rossa territoriale, stile marzo, in tutti i paesi, le città e le province dove la diffusione delle varianti è diventata esponenziale.

4' di lettura

Sei regioni a rischio zona arancione e una verso la zona rossa. I dati sono in aumento, ma si cerca anche di limitare gli effetti della «terza ondata», quella delle varianti del coronavirus, che sta suscitando un allarme sempre più intenso in tutta la Penisola.

In Lombardia sono già state istituite quattro zone rosse. In Campania gli scienziati del Pascale hanno individuato una variante che non era mai emersa in Italia e che potenzialmente è molto pericolosa (più contagiosa e probabilmente più resistente agli anticorpi dei vaccini).

La variante inglese, e lo confermano tutti i dati a disposizione degli esperti (che per una volta concordano), nel giro di due settimane sarà il ceppo dominante nel Paese. Si rischiano effetti drammatici, proprio come è già accaduto in altre nazioni europee, Gram Bretagna in primis.

Per tutte queste ragioni è probabile si arrivi a una nuova serie di restrizioni, con zone rosse istituite nei territori più colpiti. Una strategia che punta a evitare o almeno ridurre il rischio di un nuovo, e forse insostenibile, lockdown nazionale.

Da domani (venerdì 19 febbraio), sei regioni potrebbero passare dalla zona gialla a quella arancione. Sono quelle che hanno un Rt superiore a 1. Altre potrebbero invece finire in rosso.

Di allentamenti di misure non se ne parla, e non sarebbe possibile: i numeri del contagio e dei morti, con l’incognita delle varianti, sconsigliano salti in avanti verso una maggiore libertà che potrebbe essere pagata a caro prezzo (e tra i costi possibili un successivo e a quel punto inevitabile lockdown nazionale).

Nel frattempo, in attesa della decisione sulle nuove zone arancione o rosse, aumentano a ritmo sostenuto le ordinanze che chiudono città o paesi. In particolare dove la diffusione della variante inglese non solo è già dominante, ma sta mostrando i suoi effetti con un aumento considerevole dei contagi e dei ricoveri. Come in Umbria, dove la situazione è difficile, anche per la notevole carenza di personale sanitario, ma dove l’estensione delle zone rosse sembra aver ridotto, dopo qualche settimana, l’impatto della terza ondata delle mutazioni.

Per il governo il modello umbro potrebbe essere quello più valido da adottare nei luoghi dove si registrano aumenti esponenziali dei contagi.

Cosa accade nella zona rossa territoriale

Nelle zone rosse territoriali ci sarà un vero lockdown, molto più simile a quello di marzo che non ai limiti imposti negli ultimi messi. Scuole chiuse (didattica a distanza), negozi chiusi, con l’eccezione di alimentari, farmacie, edicole e tabaccai,. Si potrà uscire di casa solo per lavoro, salute ed emergenze.

La zona arancione

Rischiano di passare in zona arancione (dalla zona gialla) la Lombardia (dopo tutte le polemiche dei giorni scorsi…), il Lazio, l’Emilia Romagna, il Friuli Venezia Giulia, la Basilicata, la Liguria, il Molise, l’Umbria e la provincia di Trento. Le restrizioni dovrebbero essere quelle già note per le zone arancione, compresa l’impossibilità di uscire dalla regione di residenza più le altre misure che erano state adottate nel periodo natalizio.

Le varianti del coronavirus e la terza ondata

Le varianti preoccupano. Se n’è parlato per mesi, discussioni che però non hanno prodotto provvedimenti (se non quello di aumentare i sequenziamenti per scovare le mutazioni tra i nuovi positivi), ma una reale strategia di contenimento non è stata applicata, se non negli ultimi giorni con l’istituzione delle micro zone rosse. Ma era già troppo tardi.

Il timore è che si generi e si diffonda una variante più letale delle altre, con un coronavirus che sia insieme più veloce e letale. Come potrebbe essere quella trovata a Napoli, che è già stata individuata in Gran Bretagna, Nigeria, Danimarca e Stati Uniti. E da ieri anche in Italia.

I coronavirus virano continuamente e con velocità, con esiti spesso imprevedibili. Negli Stati Uniti è scatta scoperta la prima variante ibrida, che è la combinazione di due mutazioni precedenti. Il moltiplicarsi di questi casi potrebbe trasformare il coronavirus e renderlo ancora più sfuggente (e resistente ai vaccini).

Il prossimo dpcm, primo del governo Draghi

Il prossimo 5 marzo scade l’ultimo Dpcm, per quella data il governo Draghi dovrà approntare una strategia complessiva per il contenimento del contagio e l’accelerazione della campagna vaccinale. Difficile in questa fase che si possano ipotizzare riaperture di palestre, cinema o piscine. Siamo ancora nel mezzo della pandemia. L’inverno del coronavirus non è ancora finito.

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