Veleni Novolegno: “Avvisavano i dirigenti dei controlli”

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Quattordici senatori hanno lanciato accuse pensatissime contro la Novolegno, in una interrogazione parlamentare depositata il quattro aprile scorso. In un passaggio della lunga e articolata relazione si legge: “Le aziende Novoxil e Novolegno sarebbero finora uscite pressocché indenni (o avrebbero limitato i danni) dai controlli degli organi preposti, in quanto la dirigenza delle due aziende (direttore e altri quadri), sarebbe stata a conoscenza dei controlli stessi”.

L’interrogazione parlamentare entra anche nello specifico: “In occasione di controlli di enti preposti o in concomitanza di rilievi ha avuto ordine categorico di spegnere la caldaia e avviare un generatore a metano presente in azienda, usata quando la caldaia non è attiva, poiché l’operazione permette il quasi istantaneo abbattimento delle emissioni inquinanti in atmosfera”.

L’interrogazione è stata firmata dai parlamentari del Movimento 5Stelle Lannutti, Grassi, L’Abbate, Di Nicola, Anastasi, Leone, Donno, Fenu, Angrisani, Croatti, De Lucia, Corrado e Lo Mutti. Ed è indirizzata ai ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell’Interno. Quindi Costa e Salvini.

Veleni Novolegno: “Avvisavano i dirigenti dei controlli”.

Nella Valle dei veleni

I ministri spiegano che “le iniziative devono perseguire la conservazione dei posti di lavoro, ma devono altresì salvaguardare la salubrità dell’ambiente”.

Viene descritta la situazione della valle dei veleni: “La Valle del Sabato ha un modesto ricambio di aria. Ne deriva che qualunque sostanze inquinante immessa in atmosfera (anche in modesta quantità), tende ad accumularsi, con gravissimo nocumento per la salute umana. Le iniziative volte al recupero dello stabilimento devono procedere da una adeguata conoscenza dei fatti anteriori alla chiusura”.

“Nello stabilimento – ricordano i senatori – è presente una caldaia che funziona a biomasse. Ma possono essere conferiti anche scarti di produzione”. L’impianto è disponibile anche a conferimenti esterni per la distruzione di materiali vari, “non ultimi stock di stupefacenti frutto di sequestro e confisca in attività di polizia giudiziaria”.

Veleni Novolegno: “Avvisavano i dirigenti dei controlli”.

Bruciata anche droga

Poi si passa alle contestazioni. Che sembrano rilevanti.

L’abbattitore di fumi sarebbe sottodimensionato rispetto alle capacità produttive dell’impianto”. In termini pratici: sarebbe capace di abbattere solo un terzo delle sostanze tossiche presenti nei fumi. Gli altri vanno liberi nell’atmosfera.

“Nella caldaia sarebbero state bruciate ingenti quantità di rottami di ogni genere. Anche batterie esauste di telefonini, oltre a mobili con parti in formica e superfici verniciate”.

“Verrebbero conferiti nella caldaia – continuano i senatori – anche i fanghi provenienti dalle vasche di decantazione”.

Fumi nocivi e tossici

“L’azienda – aggiungono i senatori – non si limiterebbe a essiccare ad alta temperatura la fibra di legno, ma tratterebbe anche i frammenti provenienti da scarti di mobili d’arredo, europallets, scarti di pannelli intrisi di collanti, vernici”. “Per cui – si legge – nel trattamento di essiccatura ad alta temperatura, oltre a vapore acqueo, fuoriuscirebbero anche vapori di formaldeide, isocianati e idrocarburi aromatici, gravemente nocivi per la salute”.

I parlamentari ricordano anche l’episodio del 2016, quando uno dei 5 silos di stoccaggio collanti si sarebbe danneggiato, causando ingenti perdite di sostanza. La zona avrebbe dovuto essere messa in sicurezza, Ma il silos, piuttosto che essere portato in discarica – come prevede la legge “sarebbe stato abbattuto con un escavatore dell’azienda e bruciato direttamente nella caldaia, benché in plastica e intriso di residui di collante”.

Veleni Novolegno: “Avvisavano i dirigenti dei controlli”.

Ci sono controlli, spegnete la caldaia

E poi: “In occasione dei controlli e in concomitanza di rilievi ambientali con centraline mobili in prossimità dell’azienda, installate dall’Arpac, il personale ha avuto l’ordine categorico di spegnere la caldaia e avviare il generatore a metano”. Operazione che permette l’immediato abbattimento delle emissioni inquinanti.

Ma non solo: “In passato – denunciato i senatori – le acque meteoriche, le acque del lavaggio legno e le acque di lavaggio macchine della Xilopack (azienda consociata), sarebbero confluite in una condotta fognaria abusiva sotterranea per poi sbucare direttamente sull’argine sinistro del Sabato”.

“Negli anni scorsi – ricordano i senatori – la condotta fognaria è stata veicolo di ingenti sversamenti di acque rosse nel fiume Sabato. Fenomeno del quale non si è mai accertata l’esatta natura e provenienza da parte degli organi di controllo”.

Si lavorava di notte perché…

E ancora: “Le fasi del ciclo produttivo e della caldaia Iti avverrebbero solo nelle ore notturne per ordine della catena di comando aziendale. Motivo: eludere i controlli dell’autorità giudiziaria, dell’Arpac e di altri enti. Poiché di notte tali organi sono impossibilitati a espletare verifiche”.

“Ad oggi – spiegano i senatori – c’è la volontà della proprietà di dismettere l’azienda. Cosa che determina gravi problemi: la bonifica del sito, con la rimozione e lo smaltimento di centinaia di migliaia di metri cubi di rottami di mobili, fanghi della depurazione e macchinari obsoleti”.

“La Novolegno – aggiungono i senatori -, nel contesto ambientale della Valle del Sabato, già gravato dal più elevato livello di polveri sottili riscontrato sul livello nazionale, è uno stabilimento impattante, dispone di tecnologie obsolete e produce merce di basso valore tecnologico. Lo stabilimento andrebbe dunque recuperato con una riconversione o indirizzandolo verso la produzione di pannelli di legno composito tipo green o bio, cioè realizzati senza solventi e sostanze più o meno pericolose per l’uomo”.

Due domande ai ministri

I parlamentati concludono chiedendo ai ministri: “Siete a conoscenza che per l’autorizzazione integrata ambientale rilasciata alla Novolegno nel 2016, in Conferenza dei servizi veniva espresso parere favorevole con riserva, nonostante le evidenti criticità evidenziate dal professor Dino Musmarra della seconda università degli studi di Napoli, in qualità di consulente per gli uffici ambiente della Regione Campania?”

E anche: “Siete a conoscenza di quanto sarebbe accaduto nella Valle del Sabato, che da anni è interessata da un preoccupante inquinamento ambientale, tanto che in un’indagine commissionata dalla provincia di Avellino, già nel 2005 l’Arpac riscontrava nei suoli della Valle valori di pcb (policlorobifenili, composti organici con tossicità simile a quella della diossina) fino a 0,0048 mg/kg, quasi 5 volte oltre i limiti consentiti?

E quindi: “Quali iniziative intendente intraprendere per accertare la pericolosità per la salute pubblica e per i danni potenzialmente irreversibili che le due aziende hanno arrecato all’ambiente circostante. E soprattutto se e quali iniziative intendete intraprendere per verificare l’esistenza nell’area della Valle del Sabato, di un legame tra le cause di morti per tumore e le attività citate?

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