Veneto, il coronavirus dilaga perché la sanità è efficiente

Il paradosso Veneto: il virus dilaga perché i troppi posti letto in ospedali e terapie intensive hanno tenuto la regione in fascia gialla nonostante l'aumento dei casi. Il governatore Zaia ha prima minimizzato dicendo che la regione faceva troppi tamponi, ieri ha presentato la variante veneta. Ma la realtà sembra diversa.

Veneto, il coronavirus dilaga perché la sanità è efficiente
Il paradosso Veneto: il virus dilaga perché i troppi posti letto in ospedali e terapie intensive hanno tenuto la regione in fascia gialla nonostante l'aumento dei casi.
4' di lettura

I governatori Luca Zaia e Vincenzo De Luca sono stati quelli usciti meglio dalla prima ondata di coronavirus. Hanno potuto dire, petto in fuori, durante la campagna elettorale per le Regionali, di aver gestito meglio di altri (e in particolare della Lombardia), l’emergenza sanitaria. Qualche mese dopo tutto è cambiato.

La popolarità di De Luca è stata travolta dalla seconda ondata e da quella diretta Facebook nella quale annunciava un lockdown campano innescando la rivolta di piazza a Napoli. Zaia sta invece annegando tra i contagi del suo Veneto, da settimane la regione più colpita in Italia.

Ma se la Campania ha ora piegato la curva epidemiologica, in Veneto la situazione è ancora molto difficile.

Cosa sta succedendo in Veneto?

La domanda è: cosa sta accadendo in Veneto? Perché una delle regioni “eccellenti” per la sanità italiana sta subendo più contagi da coronavirus del resto del Paese?

A Natale 5.010 positivi e 94 morti, con un tasso di contagiati al 36.3%. Il triplo della media nazionale. Il quadruplo della Campania.

Variante veneta, mah…

Zaia si difende in tutti i modi. A partire dal numero dei tamponi: «Ne facciamo di più e anche più mirati». Ma è una logica che si arrende subito di fronte al numero di morti. Ieri, su 261 vittime in Italia, 94 erano in Veneto. No, il numero dei tamponi non c’entra.

È spuntata la “variante veneta”, che sarebbe più contagiosa di quella che si è diffusa in altre regioni. Una sorta di variante inglese locale.

Ma anche questa valutazione non regge. Per i virologi la variante veneta per giustificare l’aumento dei contagi e dei morti appare altamente improbabile.

Tanti posti letto, zona gialla

Il problema della diffusione del coronavirus in Veneto potrebbe avere una spiegazione che è anche un paradosso. L’efficienza della sanità veneta, l’alto numero di posti letto e terapie intensive (1.000), hanno di fatto inserito la regione nella fascia gialla del rischio moderato. Anche a fronte di un numero preoccupante di contagi da coronavirus.

Lo ricorderete tutti: qualche mese fa Campania e Veneto avevano quasi gli stessi numeri. Eppure per la Campania è stata decisa, in base ai 21 parametri studiati da Cts e Iss, la zona rossa. Il Veneto è rimasto in zona gialla. O, come diceva Zaia, «giallo plus».

Con il senno di poi, sembra sia stato un errore. Grave. Che sta costando la morte di centinaia di veneti. E getta un’ombra pesante sull’efficacia della valutazione con i 21 parametri.

La zona rossa ha aiutato altre regioni

Avere tanti posti i terapia intensiva ha tenuto lontana l’emergenza ospedaliera. E con quella anche il passaggio in una zona di contenimento del rischio più elevata. La zona rossa ha consentito a Lombardia, Piemonte, Toscana e Campania di abbattere la curva, ridurre il numero dei contagi quotidiani, dei ricoveri ospedalieri, e di liberare centinaia di posti nelle terapie intensive.

In Veneto, perenne zona gialla, è accaduto l’esatto opposto.

I limiti dei 21 criteri

Ora anche l’Istituto Superiore della Sanità, proprio a partire dal caso Veneto, inizia a sollevare qualche dubbio sull’efficacia dei 21 criteri per stabilire il grado di pericolo epidemico di un territorio. E sarebbe quindi necessario adottare un sistema di parametri diverso, che oltre a tenere conto delle capacità delle strutture sanitarie valuti in modo più corretto la diffusione del coronavirus. Altrimenti avere più posti letto si traduce solo in un aumento dei ricoveri e dei morti.

L’importanza delle restrizioni

Il caso Veneto dimostra anche l’importanza delle restrizioni quando si raggiungono determinati livelli al contagio. Lasciare la regione del governatore Zaia in zona gialla ha consentito la diffusione incontrollata di numerosi focolai, ha anche convinto la popolazione che sì, c’erano i contagi, ma la regione era a rischio moderato, e quindi c’era scarsa possibilità di contrarre il coronavirus.

Una convinzione che ha dato il là a comportamenti rilassati, ma del resto, non erano state adottate restrizioni. Non erano considerate necessarie. I risultati li stiamo vedendo.

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