Villa Abate. Il carabiniere: il sindaco Biancardi urlava, era agitatissimo

Processo Villa Abate, ascoltato l'ex comandante della compagnia di Baiano. Fra gli imputati il sindaco Biancardi.



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“Il sindaco (Biancardi ndr) era agitatissimo, continuava a urlare. Abbiamo provato a calmarlo”. Lo ha raccontato in aula l’ex comandante dei carabinieri della compagnia di Baiano, Giuseppe Ianniello, ascoltato questa mattina 22 gennaio 2020 nel processo per abuso d’ufficio a carico del sindaco di Avella e attuale presidente della provincia di Avellino, Domenico Biancardi, e dei consiglieri che nel 2014 si erano opposti all’abbattimento della storica villa della famiglia abate, proponendo l’acquisizione dell’edificio nel patrimonio comunale.

Il testimone ha raccontato di quella mattinata di giugno in cui, dopo essersi recati in via Sant’Angelo, avevano trovato centinaia di persone.

“Pronte a protestare contro l’abbattimento dell’edificio. Noi eravamo lì per mantenere l’ordine pubblico. Biancardi è arrivato a bordo di una auto dei vigili urbani. Dissi, per calmarlo, che noi eravamo lì solo su disposizione dei magistrati”.

Villa Abate: le testimonianze dei carabinieri

Su domanda dell’avvocato, Giovanni Iacobelli, l’ufficiale ha chiarito di non ricordare se avesse chiesto al primo cittadino del piano di sicurezza legato alla esecuzione dei lavori di demolizione (ha chiarito, come già detto, che i carabinieri fossero lì solo per garantire l’ordine pubblico) e di non aver fatto un’attività di riconoscimento delle altre persone scese in strada a protestare.

Nella scorsa udienza era stato ascoltato anche il tenente Alessandro Saba. Il militare aveva spiegato come Biancardi avesse detto che “il provvedimento di abbattimento era sbagliato”, aggiungendo che “il sindaco era l’autorità sul territorio e che il primo cittadino sapeva dal 14 aprile che il manufatto andava abbattuto”.

La Procura si è avvalsa di una relazione realizzata dall’architetto Antonio Verderosa. Il collegio difensivo è costituito fra gli altri, oltre che dall’avvocato Iacobelli, anche dai legali Antonio Falconieri e Francesco Pecchia. A emettere la sentenza sarà il collegio giudicante presieduto dal magistrato Roberto Melone (a latere Zarrella Cozzino).

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