Violenta una bimba per 5 anni e la riprende col cellulare: se parli faccio vedere i video

E' accaduto a Caserta, in manette un 24enne, reo confesso. Le violenze iniziate quando la piccola aveva solo sette anni

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Ha abusato di una bambina, sua parente, per cinque lunghi anni. E l’ha anche ripresa con il cellulare, minacciandola: se dici qualcosa o ti rifiuti di continuare ad avere rapporti sessuali con me faccio vedere questi video a tutti.

Indagato un 24enne, reo confesso

Le violenze sono terminate solo quando la ragazzina, che aveva ormai 12 anni, si è trasferita in un’altra città. Questa mattina il presunto autore è stato arrestato. Si tratta di un 24enne di Caserta, dove si è consumata questa storia. L’indagato è anche reo confesso.

Abusi sessuali pluriaggravati

Il giovane deve rispondere di abusi sessuali pluriaggravati nei confronti di una persona inferiore a 14 anni. E’ agli arresti domiciliari. L’ordinanza è stata eseguita dagli agenti della squadra mobile casertana, a firmarla il gip di Santa Maria Capua Vetere su richiesta della Procura.

La denuncia della madre

I fatti contestati vanno dal maggio del 2014 al 10 gennaio del 2018. L’indagine è iniziata subito dopo la denuncia presentata dalla madre della piccola che aveva raccolto la sua confessione. Solo lontano da Caserta e dal suo aguzzino, la bambina ha trovato la forza necessaria per raccontare quello che è stata costretta a subire per cinque anni. Un incubo che rischia di segnarla per sempre.

Il ragazzo della bambina

Gli inquirenti della procura hanno ascoltato la bambina alla presenza di uno specialista di psicologia infantile. Una deposizione lunga, a tratti drammatica, interrotta spesso dall’emozione. La ragazzina ha raccontato i sistematici abusi sessuali iniziati quando aveva solo sette anni. E’ stato in quell’occasione che ha parlato dei video e dei ricatti.

Incastrato dai fatti

Il resoconto dei fatti fornito dalla ragazzina è stato ritenuto dai magistrati credibile, dettagliato, mai discordante. Gli inquirenti non si sono comunque fermati alle dichiarazioni della bambina. Sono stati ascoltati numerosi familiari e analizzati i computer e i cellulari del giovane. Sono state raccolte prove importanti. Al punto che lo stesso indagato, durante l’interrogatorio, dopo aver negato ogni responsabilità, è stato costretto a confessare tutto.

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