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Visita di revisione: se l’Inps sbaglia la convocazione

Visita di revisione: se l'Inps sbaglia la convocazione e sospende il trattamento non ha mai ha ragione, come dimostra la legge e numerose sentenze della Cassazione.

di The Wam

Maggio 2022

Visita di revisione: se l’Inps sbaglia la convocazione e sospende il trattamento, verifichiamo cosa accade e se il ricorso giudiziario dà ragione agli assistiti. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Beh, diciamolo subito: se il cittadino non si presenta alla revisione per l’invalidità civile a causa di un errore dell’Inps nella notifica per la convocazione (inviata a un indirizzo diverso), non può far venir meno i requisiti di legge che hanno consentito di avere diritto al trattamento economico.

Visita di revisione, convocazione: due norme

Ci sono tre norme di legge che dispongono in modo chiaro il potere dell’Inps rispetto alla revoca dei benefici.

Vediamoli:

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l’articolo 3, comma 9 del decreto legge 173 del 1988 dispone che «sono stabiliti i criteri e le modalità per verificare la permanenza nel beneficiario del possesso dei requisiti prescritti per usufruire della pensione, assegno o indennità previsti dalle leggi indicate nel comma 1 e per disporne la revoca in caso di insussistenza di tali requisiti, con decreto dello stesso Ministro, senza ripetizione delle somme precedentemente corrisposte».

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E ok, questo è chiaro: se non ci sono più i requisiti sanitari o amministrativi per ricevere determinati trattamenti assistenziali l’Inps deve revocare i benefici.

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C’è,poi l’articolo 80, comma 3 del decreto legge numero 112 del 2008 che dieci anni ha disposto: «Nei procedimenti di verifica, compresi quelli in corso, finalizzati ad accertare, nei confronti di titolari di trattamenti economici di invalidità civile, la permanenza dei requisiti sanitari necessari per continuare a fruire dei benefici stessi, l’Inps, dispone la sospensione dei relativi pagamenti qualora l’interessato, a cui sia stata notificata la convocazione, non si presenti a visita medica senza giustificato motivo. Se l’invalido, entro novanta giorni dalla data di notifica della sospensione ovvero della richiesta di giustificazione nel caso in cui tale sospensione sia stata già disposta, non fornisce idonee motivazioni circa la mancata presentazione a visita, l’Inps provvede alla revoca della provvidenza a decorrere dalla data della sospensione medesima».

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In questa norma vengono anche chiariti i termini e i modi nei quali l’ente di previdenza deve prima sospendere e poi revocare il beneficio.

In entrambi i casi però si suppone che la notifica della convocazione a visita sia stata regolare e che l’assenza sia tutta da attribuire alla persona interessata.

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Visita di revisione: indirizzo sbagliato

Ma comunque sia, l’Inps, dopo una prima notifica negativa ha anche il compito di accertare e individuare l’indirizzo della persona da sottoporre a visita di revisione.

Una notifica “fallita” potrà essere stata causata da queste tre motivazioni:

Visita di revisione: il dovere del controllo

Cosa accade a questo punto? Secondo la legge le sedi Inps dovranno agire nel più breve tempo possibile per individuare l’indirizzo della persona interessata (basta l’anagrafe comunale) e segnalare la posizione aggiornata all’ufficio medico legale per una seconda convocazione.

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Del resto questa prassi è ribadita da una circolare Inps, la numero 127 dell’8 luglio 2016, dove si legge: «In caso di mancanza di esito postale oppure di esito postale di “sconosciuto all’indirizzo”, “trasferito”, “indirizzo insufficiente”, le strutture territoriali saranno tenute ad effettuare i necessari controlli per verificare l’esattezza dell’indirizzo e individuare eventualmente il nuovo domicilio (es. tramite l’anagrafe comunale), dandone comunicazione all’U.O. medico legale al fine di consentire una seconda convocazione».

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Se i controlli dovessero invece stabilire che l’indirizzo era quello corretto, in quel caso la notifica verrà confermata positivamente e l’assenza del cittadino comporterà l’avvio della procedura di sospensione ed eventuale revoca.

Visita di revisione: revoca illegittima

I giudici della Cassazione hanno più volte ribadito che se l’Inps non segue questa procedura la sospensione e la revoca del trattamento assistenziale è da ritenersi illegittimo.

Cosa che è accaduto, ad esempio, a una cittadina. Nella domanda di invalidità la donna aveva inserito l’indirizzo esatto, confermato tra l’altro anche dal certificato storico di residenza. Ma la convocazione dell’Inps è stata inoltrata a un altro indirizzo, dove l’assistita è risultata sconosciuta.

Risultato: l’invalida non si è presentata alla visita, l’Inps ha sospeso il trattamento assistenziale.

Visita di revisione: ricorso accolto

Ovviamente i giudici hanno dato torno all’Inps e accolto il ricorso della donna.

L’istituto – come dimostrano le leggi e la circolare riportate sopra – avrebbe dovuto effettuare delle verifiche per accertare l’esattezza dell’indirizzo e nel caso individuare quello corretto dove inviare una seconda convocazione.

Tutto questo non è stato fatto, il che rende del tutto illegittima sia la sospensione, sia la successiva revoca del trattamento.

Per i giudici non ha nessuna rilevanza che sul certificato che attesta il riconoscimento dell’invalidità fosse scritto che nel maggio di quell’anno ci sarebbe stata la visita di revisione. Quello che conta è la convocazione e la convocazione spetta solo all’Inps.

Per cui l’assenza della cittadina dalla visita di revisione è imputabile esclusivamente all’istituto.

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