Vito Nardiello, il feroce brigante irpino che divenne leggenda

Vito Nardiello, il feroce brigante irpino: tra omicidi ed evasioni

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Il brigante irpino Vito Nardiello è una delle figure più conosciute della storia della provincia di Avellino e non solo. Un latitanza durata oltre vent’anni, in mezzo anche un’evasione da quello che era considerato uno dei carceri più sicuri d’Italia: il penitenziario di Avellino. Ma del brigante, Vito Nardiello, colpisce anche il modo in cui riuscì a sfuggire alle forze dell’ordine. Latitante nel suo comune di residenza – Volturara Irpina – ebbe dei figli durante l’attività di brigantaggio e riuscì a tenere in scacco i carabinieri per diversi anni. Questo ha contribuito a creare il mito del Malepasso: dove le carovane di mercanti rimanevano vittima di Nardiello, il lupo d’Irpinia, e della sua banda.

Vito Nardiello: la storia del brigante irpino inizia così

La storia del brigante Vito Nardiello inizia con la seconda guerra mondiale. Quando l’irpino – dopo essersi arruolato nell’esercito italiano – si sposta in Jugoslavia. E lì, al servizio dei soldati titini, si dimostra uno spietato killer. (Di Beda il Bardo leggi anche “Lupi e licantropi in Irpinia: ecco le storie più belle”)

Esperto nell’uso della pistola, con un carisma indiscutibile, Vito Nardiello dopo la guerra torna in provincia di Avellino, nella sua Volturara Irpina.

E’ il 1945. Il brigante non pensa a deporre le armi e dedicarsi alla vita rurale, come tanti suoi compaesani dell’epoca. Crea così una banda di banditi, composta per lo più da ex galeotti, che in poco tempo diventano il terrore della zona. Furti, rapine, assalti armati, il Malepasso diventa un luogo conosciuto anche fuori dagli uffici giudiziari.

Taglia sulla “testa” di Vito Nardiello

I carabinieri tentano di stanarlo. Ma Tavernole, la frazione di residenza di Nardiello, è una fortezza di nebbia. Il bandito viene difeso da una fitta rete di parentele e di residenti terrorizzati dalla sua vendetta.

In quel periodo diventa celebre un manifesto: “Per chi mi tradisce, c’è il cimitero”.

Fra le vittime dei saccheggi del brigante, Vito Nardiello, c’è anche il senatore, Alfonso Rubilli, rapinato di ritorno da un comizio elettorale. A nulla valse al politico dire chi fosse, anzi. Il brigante irpino non aveva pietà.

La cattura e l’evasione del brigante irpino Vito Nardiello

A fine degli anni ’40, però, i carabinieri riescono catturare Vito Nardiello. Una disattenzione di troppo o, forse, la superficialità tipica di chi crede di essere intoccabile. Nardiello viene beccato in casa, nella “sua” Volturara.

Segue il trasferimento nel carcere di Avellino e il successivo processo. Il brigante irpino si chiude in un sostenuto mutismo. La condanna sembra scontata. E’ allora che Vito Nardiello entra definitivamente nella leggenda. Armato di lima e lenzuolo, come nei film cult all’italiana, forse aiutato da qualche guardia compiacente, si lascia scivolar fuori dalla cella in cui era recluso e fugge via. E’ il 1951. La sua latitanza durerà altri dodici anni.

Ovviamente tutti spesi fra Volturara Irpina e dintorni. Dove Vito Nardiello è amato, ma anche temuto. La sua compagna storica, Rosa Raimo, dà alla luce quattro figli. Alcuni nascono durante la latitanza del bandito che, però, non viene mai catturato.

Il brigante Vito Nardiello: l’arresto, il silenzio, la libertà…

I carabinieri le provano tutte: appostamenti, “pressioni” sui compaesani del brigante Vito Nardiello, operazioni congiunte fra più stazioni. Niente: Nardiello è un fantasma. Ben visibile è, invece, il sangue delle sue vittime. Il brigante irpino conferma la sua vena sanguinaria. Fra i morti ci sono dei coloni che volevano sottrarsi a un saccheggio. Rimane ferito dal brigante anche il comandante della stazione di Volturara che è a un passo dalla cattura di Nardiello. I carabinieri circondano la sua abitazione, il brigante è all’interno. Ma decide di non consegnarsi. E’ armato, fa fuoco, si apre una via di fuga fra le campagne.

L'arresto del brigante irpino Vito Nardiello
L’arresto di Vito Nardiello

L’arresto definitivo arriva a inizio degli anni ’60. I carabinieri decidono di attuare una strategia congiunta. A Volturara Irpina più pattuglie setacciano la zona palmo a palmo. Alla fine il brigante Vito Nardiello viene trovato: ovviamente è in casa. Questa volta provare a difendersi si rivela inutile. I carabinieri riescono ad arrestarlo. E la fuga dal carcere è impossibile. Nardiello non si pente, viene condannato dai giudici: ergastolo. Ma, a fine anni ’80 ottiene la libertà vigilata e poi la piena libertà. Il feroce brigante irpino Vito Nardiello muore nella sua Volturara Irpina nel 2001. Il suo nome è leggenda.

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