Zia, voglio fare il filosofo: l’ingegnere fallo tu

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Le feste natalizie sono un momento assai complesso, un esercizio psico-fisico degno di un corso d’addestramento dei marines americani. Il sergente Hartmann si chiama Nonna (inserire nome) e Palla di lardo, beh Palla di lardo siamo noi. Ma non è propriamente di Natale che voglio parlare, lo abbiamo già fatto su “The wam”. Signori io sono qui per dare delle risposte, anzi, una risposta. Per le domande ci aggiorniamo dopo il sei Gennaio. La risposta che più spesso mi trovo a dare, soprattutto durante le feste natalizie, è il perché voglio fare il filosofo. Così, per rendere ancora più indigesto il capitone e la quarta porzione di lasagna in due giorni, eccomi qua. 

“Ma allora, a zia, perché hai scelto di fare il filosofo? Non era meglio ingegneria?”

Ho scelto di studiare filosofia per poter continuare a studiare per tutta la mia vita. Capire perché il 24 Dicembre, a poche ore dall’arrivo di Babbo Natale, tu mi stia chiedendo questa cosa, anzi perché me la stia chiedendo in questo modo. Perché un tedesco morto a 102 anni ha scritto una cosa che suona così: “L’essere che può venir compreso è il linguaggio”. In parole povere vuol dire che io posso capire che tu esisti, che ci sei, perché parli, ma prima ancora di parlare pensi e viceversa. Il primo step è questo: comprendere. Se comprendi ti senti meglio, ti ascolti meglio e ascolti meglio anche gli altri. 

Voglio fare il filosofo

Zia, sarò molto onesto con te. No, non era meglio ingegneria. Per il semplice motivo che secondo i miei calcoli, che molto spesso sono inesatti, ci avrei messo all’incirca undici anni per superare un esame e mi sarei ritrovato senza capelli a fare qualcosa che odio. Ma non è neanche questo il motivo per cui ho scelto di fare filosofia, cara zia. No, non voglio un’altra porzione di spaghetti allo scoglio.

Voglio fare il filosofo: Zia mi stai ascoltando? No, sono apposto col vino. Concentrati 

Ti dicevo: comprendere. Ovviamente comprendere sottintende il comprendere qualcosa e questo qualcosa è il linguaggio. Mi piace parlare, leggere, ascoltare, scrivere, guardare i film e i dipinti. Sono tutti linguaggi che veicolano qualcosa da comprendere. Ora dovrei stare qui a spiegarti tutte le varie correnti filosofiche, tutti i vari autori, i mille libri da leggere per capire solo una piccola parte di tutto quello che la mente umana ha pensato, prodotto, cambiato grazie alla filosofia. Ma la verità è che io ho scelto di fare filosofia per tutte queste cose. Investire sul passato, su ciò che è stato scritto e pensato per capirli e capirmi e poi avere un bastone con cui avventurarmi nello scrivere e nel pensare. 

“Ti piace proprio allora, eh? Ma il futuro?”

Okay, adesso il vino lo voglio. Versa qua.
No, non mi piace. Mi affascina, mi rapisce, mi sciamanizza. Platone diceva che quando si filosofa si è presi da una “malìa”, da un incantesimo a cui noi stessi ci prestiamo. Noi stessi ci incantiamo filosofando. 
Ah Platone! Quello delle idee.
Esatto! Quello delle idee. Ovviamente non aveva la testa tra le nuvole, eppure ha usato una metafora rimasta immortale, che ha condizionato addirittura la festività e i dogmi per i quali sta sera festeggiamo. Figo eh? E lui non aveva la benché minima intenzione di essere cristianizzato. E’ successo. Si pensa,  a volte si sbaglia, a volte i pensieri generano mostri. Ma quei mostri li possiamo affrontare ragionando, guardando la vita con occhi penetranti e cercare la via d’uscita. (La stessa via d’uscita che sto cercando io da questa conversazione, prima di alzarmi sul tavolo e sciorinare cose come “Il nulla nulleggia”) 

Voglio fare il filosofo: “Il nulla nulleggia”


Voglio fare il filosofo: “Hai detto qualcosa?

No zia, stavo pensando ad altro. 
Vedi, ci sono delle frasi che a volte sembrano non avere un senso, come certe scelte e certe domande ma che servono ad aprirti un mondo, il tuo stesso mondo, nel quale vivi e di cui magari non ti accorgi. 
“Si’, ma il pane a tavola come lo metti?”
Come vuoi che lo metta, lo tiro fuori dalla busta e lo metto sulla tavola. No, okay sarò serio. 
In qualche modo farò. Ho un bastone che può sostenermi, accompagnarmi, una passione vera e voglio che il mio futuro nasca da questo. Magari scrivo un libro, magari insegno all’università, magari impazzisco e tanti saluti. Nel frattempo zia, noi abbiamo avuto un dialogo e io sorrido perché anche questo è fare filosofia. Comunque ora sono abbastanza ubriaco, sarà per la malìa, sarà la Falanghina, ma quell’altra porzione di spaghetti la gradisco.

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