Festa: farò la rivoluzione ad Avellino. L’apertura a Petitto

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Di Gianluca Festa una cosa è certa: non ha remore nel manifestare la sua ambizione. “Voglio diventare sindaco della città”. Strategia aperta, niente tatticismi. Elenca i suoi nemici: “Nomenclatura Pd, civisimo di convenienza, demitiani e le frattaglie del vecchio e incancrenito sistema”. Ritiene un errore clamoroso la dichiarazione di dissesto: “Quella è una resa, questa città è abituata a combattere”.

“Tutti a dire che sono l’unico in campagna elettorale. In realtà bisognerebbe capire una cosa semplice: non si può vivere in campagna elettorale solo a due mesi dal voto. Se per alcuni avere un rapporto con gli avellinesi, un contatto continuo e costante con i problemi, le energie, le richieste che arrivano dalla città, significa di fatto essere in campagna elettorale, ebbene, allora hanno ragione: sono sempre in campagna elettorale. La verità è un’altra: fare l’amministratore per me è una vocazione, una passione. E non si consuma solo alla vigilia di una tornata elettorale”.

Fare il sindaco è una vocazione

Come una vocazione?

“Non faccio certo l’amministratore per soldi, il netto di un consigliere comunale è di 700 euro l’anno. Neppure per il potere, altrimenti non sarei stato per anni all’opposizione. La mia è una scelta di vita. Il mio piacere è risolvere i problemi di questa città. Quello che faccio non è finalizzato al consenso. La gente si fida di me e si affida. Mi trovano sempre. Mi trovano ora e mi troveranno anche da sindaco. Dirò di più: desidero amministrare la mia città e non essere eletto alla Regione o al Parlamento”.

Ti ricordano spesso che hai fatto parte dell’amministrazione Galasso ed eri in consiglio con Foti. Evidentemente con qualche responsabilità…

“Sono stato amministratore per nove anni. Quattro da vicesindaco e cinque all’opposizione, con Foti. In quei quattro anni abbiamo realizzato piazza Kennedy, piazzetta Perugini, Parco Santo Spirito, completato la pedonalizzazione del Corso e solo qualche problema ci ha impedito di terminare il rifacimento di piazza Castello. Si poteva fare di più? Certo. Ma in quattro anni non è poco. C’erano poi cose che abbiamo ereditato, come il tunnel. Un progetto che è definitivamente deragliato quando Foti ha deciso – commettendo un incomprensibile e gravissimo errore – di non realizzare i due piani di parcheggio sotto piazza Libertà. Ora quel buco non serve a nulla”.

Ecco perché il Comune si è indebitato

In questi nove anni sono cresciuti però anche i debiti del comune…

“Su questo punto bisogna fare chiarezza. Nel 2012 il bilancio comunale è stato dichiarato legittimo da un commissario prefettizio, dalla Corte dei Conti e dal Mef. Eppure durante l’amministrazione Galasso abbiamo dovuto far fronte al pagamento di 18 milioni di euro per gli espropri effettuati negli anni ’80 e che hanno consentito la costruzione del Mercatone. Un guaio ereditato”.

Allora come è esploso il debito del comune?

“Per due motivi in particolare. Fino al 2015 la Tari non riscossa veniva prevista nel Bilancio comunale. Subito dopo è stato ritenuto un credito di dubbia esigibilità e quindi estromesso dalla rendicontazione. Sempre quell’anno Equitalia non si è più occupata della riscossione tributi, e questo ha comportato un altro calo delle entrate. Le due cose insieme hanno causato un disavanzo ulteriore di 18 milioni. Ma non solo, si sono dovuti accantonare nello strumento finanziario anche diversi milioni di euro in previsione di eventuali contenziosi con esito negativo. E di contenziosi il comune ne ha ereditati molti”.

Voto Avellino, Dino Preziosi
Dino Preziosi

Il dissesto è una sconfitta inaccettabile

C’è chi ritiene, come Dino Preziosi, che la strada del dissesto sia l’unica percorribile…

“Il dissesto è un danno economico per la città, ma anche un fallimento sociale. Bisogna avere il coraggio di scommettere sul futuro. In sette anni è possibile ripianare i debiti. Un pre dissesto breve non si scontrerebbe neppure con la pronuncia della Corte Costituzionale che ha bocciato i rientri trentennali perché ricadono sulle spalle delle nuove generazioni. Il dissesto è invece una resa. Oltre a un danno grave per tanti fornitori, che potrebbero fallire. Ma si terrebbero anche lontani imprenditori decisi a investire in città: nessuno punta su un comune in dissesto. Avellino è abituata a combattere. Lo farà anche questa volta. L’ultima cosa da fare è alzare bandiera bianca”.

Cosa farebbe se diventasse sindaco?

“Il primo passo è la riorganizzazione della macchina amministrativa. In quindici anni si è perso il 50 per cento dei dipendenti. Siamo passati da 530 a 250 unità. Nel frattempo sono aumentate anche le incombenze e le responsabilità. Un risultato tra gli altri? Gli uffici non sono attrezzati per la riscossione dei tributi. Cioè una delle cause principali dell’indebitamento dell’ente”

E poi?

Tre punti: sviluppo, vivibilità e sociale

“Bisogna ricostruire il legame tra la città e l’amministrazione. Ora c’è disaffezione, scoramento. E’ invece importante sentirsi un “insieme”. Stare insieme. Punterei poi su tre punti: sviluppo, vivibilità e sociale”.

Puoi entrare più nei dettagli?

“Per sviluppo intendo una maggiore attenzione al commercio e ai servizi. Il che significa realizzare scelte politiche mirate, progetti che abbiano un ampio respiro e che possano rilanciare questi settori. Presenterò un programma chiaro, preciso e circostanziato”.

Sulla vivibilità?

“E’ una questione fondamentale. Avellino deve tornare a essere una bomboniera. Ma si deve ricostruire anche un senso di comunità. Per farlo sono necessarie tre cose: pulizia, sicurezza e ordine.”

Infine il sociale…

“Sono anni difficili e molte famiglie vivono un forte disagio economico. Bisogna intervenire. Queste persone devono sapere che l’amministrazione c’è e non li lascerà soli. Per fare tutto questo serve però una cosa…”

Un sindaco forte e autonomo dai partiti

Cosa?

“Un sindaco forte e autonomo. Deve presentarsi alla città con un programma e una squadra. E non deve essere ostaggio di partiti o correnti. Avellino deve diventare un modello di buona amministrazione. Vorrei ricordare solo una cosa. Nel 2010, ero vicesindaco, in città la differenziata era partita da soli due anni. Ma siamo arrivati quarti in Italia, con il 67 per cento. La città ha sempre dimostrato di avere la forza e le energie per andare avanti e rilanciarsi. Sarà così anche ora”.

Non sarà comunque semplice, i soldi sono pochi…

“Anche per questo è necessario un amministratore capace e determinato. Servirà captare i finanziamenti, ma per realizzare cose che davvero servono. Nel programma diremo nel dettaglio su cosa puntiamo. Sarà importante avviare delle partnership con privati, ma sempre nel nome della convenienza per Avellino e nella più totale trasparenza”.

Leggi anche Cipriano: civismo unica strada. E su Festa, Petitto e i 5Stelle…

Mai con la nomenclatura Pd, i demitiani e certe civiche

Per vincere le elezioni avrai bisogno di alleati…

“Quello che posso dire con certezza è invece con chi non stringerò mai accordi: la nomenclatura Pd, e quindi D’Amelio, De Luca e compagnia cantante, con i demitiani e con le civiche di convenienza. Oltretutto questi soggetti sono alla disperata ricerca di un’intesa per dar corpo al fronte della conservazione. Sono come gli Ogm: organismi geopoliticamente modificati. Si sistemano dove conviene. Francamente non ho voglia di mediare e di trattare. Voglio solo governare questa città”.

Voto Avellino, Livio Petitto
Livio Petitto

Petitto è un riferimento affidabile

Hai escluso dagli indesiderati Livio Petitto e la sua componente Pd, che in città ha una discreta forza…

“Petitto si è sempre dimostrato un riferimento affidabile e ricco di esperienza, potrebbe essere un interlocutore importante per il nostro progetto”.

Presenterai una lista con nomi nuovi?

“Sarò chiaro: facciamo la rivoluzione. Ma vera. Cambia tutto. Il settanta per cento delle persone che mi affiancano non ha mai partecipato a elezioni amministrative. Saranno loro i miei compagni di viaggio. Loro e chi vuole davvero cambiare. Tutto questo mentre osservo gli Ogm arrancare in cerca di improbabili alleanze e pescare questo o quel nome”.

Restano fuori dalla tua disamina Lega e 5Stelle…

“La Lega ha dimostrato di essere un partito di lotta e di governo. Raccoglie tanto perché ha un leader forte. Sui 5Stelle, beh, bisogna avere rispetto per chi riesce a raccogliere tanto consenso”.

Che tipo di competizione elettorale sarà?

“Molto diversa da quella precedente. Lì c’era l’armata Brancaleone con Pizza e le cosiddette forze del rinnovamento”.

Avellino, campagna elettorale
Avellino, la protesta contro la fonderia

Inquinamento: riconversione industriale a Pianodardine

Ti abbiamo visto al sit in organizzato dal Comitato Salviamo la Valle del Sabato contro la costruzione di una fonderia a Pianodardine. Da sindaco come affronteresti la questione inquinamento in quella zona?

“Il primo atto della mia amministrazione sarà quello di rientrare nell’Asi, altrimenti non avremmo neppure lo strumento per poter governare i processi. In particolare quelli della zona industriale. Di certo sono contrario al semplice blocco del traffico, danneggia cittadini e commercianti, e ricordo che qualcuno lo ha imposto durante le feste di Natale. Le ragioni dell’inquinamento sono diverse. Una è Pianodardine, certo. Bisogna puntare forte sulla riconversione di molte aziende. Per il loro e il nostro futuro. Ma per farlo non servono parole e promesse. Serve un piano, progetti precisi e una interlocuzione continua tra enti, aziende e comunità”.

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