"Voto De Luca al quadrato", Gabrieli, intercettazioni inutilizzabili
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Corruzione elettorale ad Avellino, inutilizzabili le intercettazioni sull’ex manager di Acs, Amedeo Gabrieli, (difeso dall’avvocato Gerardo Di Martino). Questa mattina il giudice, Francesca Spella, ha sciolto la riserva proprio sulle prove raccolte dalla Squadra Mobile di Avellino.

L’indagine poggia tutte su quelle intercettazioni e, ora, il castello costruito dall’accusa potrebbe venir giù con un tonfo fragoroso, il prossimo 28 maggio quando è in programma la lettura della sentenza. Una storia alimentata dal clamore mediatico degli arresti, sfociati in un processo principale che, oltre a Gabrieli, conta altri dieci imputati.

Gabrieli, intercettazioni inutilizzabili: perché?

L’avvocato di Gabrieli – nel procedimento penale principale – ha motivato la sua contestazione, riferendosi all’inchiesta del 2013 per abuso d’ufficio. Ci soffermiamo un attimo per spiegare al lettore i motivi che avevano spinto i giudici a ritenere inutilizzabili quelle intercettazioni. La Procura, ogni sei mesi, può rinnovare le indagini fino a un massimo di due anni. La scadenza prevista, nel caso di Gabrieli, era il 18 aprile del 2015. Eppure, oltre un mese dopo, l’ex manager di Acs viene iscritto nel registro degli indagati per corruzione. Sulla base di tre testimonianze raccolte dopo il 18 aprile (si parla della prima indagine).

Le intercettazioni, autorizzate alla luce del nuovo reato (proprio la corruzione), non sono adoperabili nel processo. I giudici del collegio avevano ribadito la decisione, chiarendo come le tre persone, che hanno fatto scattare l’inchiesta per corruzione, siano state interrogate durante la prima indagine e, quindi, a termini scaduti.

Gerardo Di Martino, avvocato di Amedeo Gabrieli

Corruzione elettorale: le accuse all’ex manager

In questa costola dell’inchiesta, a Gabrieli viene contestata la corruzione elettorale. Per la Procura l’ex amministratore di Acs avrebbe promesso al figlio di Sergio Festa un posto di lavoro in cambio di alcuni voti in favore del candidato al presidente al consiglio regionale e di un consigliere. Fra le intercettazioni, anche “Io voto De Luca al quadrato”, che tanto clamore aveva avuto in città, allora ancora roccaforte del centrosinistra.

Accuse sempre respinte con forza dall’imputato. Ora la sua posizione si alleggerisce di molto. Anche il testimone ascoltato in aula questa mattina, un poliziotto, non ha potuto deporre sul contenuto delle intercettazioni. Il giudice ha, infine, reputato superflue tutte le altre testimonianze in programma. La sentenza in primavera.

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