Whisky, tutto quello che c’è da sapere. Storia e tipologie

Ecco come si produce il whisky e quali sono le tipologie più amate. Vi spieghiamo come è cambiato nel tempo uno dei distillati più amati al mondo.

Whisky, tutto quello che c'è da sapere. Storia e tipologie
Come nasce il whisky e perché è così amato. Le principali differenze produttive tra una miscela e l'altra.
3' di lettura

L’amore fa girare il mondo? Non soltanto quello. Il whisky lo fa girare due volte più veloce! Soprattutto quello di una volta. Non pensate ai distillati moderni così fini, eleganti e sfaccettati. Fin dalla sua nascita è sempre stato un prodotto grezzo. Solo dopo la Seconda Guerra Mondiale si assiste a un aumento della qualità del processo produttivo.

Nel 1968 la Glenfiddich fa uscire il primo Scotch Single Malt Whisky, quando prima era tutto un fiorire di blend e prodotti meno rigorosi. Questo fu solo l’inizio della scalata del whisky e del conseguente declino del Brandy francese.

Mai come oggi assistiamo a una frenesia senza fine, con distillerie che sorgono anche agli antipodi del mondo, che non è mai stato così assetato di «uisge beatha». Ma da dove si ottiene e come si produce? Scopriamolo insieme.

I segreti del whisky

Il whisky è una bevanda alcolica ottenuta per distillazione di un mosto di cereali, in particolare orzo maltato. Questa denominazione viene utilizzata in Scozia e Canada, mentre in Irlanda e Usa si parla di «Whiskey». C’è anche una produzione significativa in aree geografiche come Australia, Sud Africa, Argentina e Giappone.

Il Whisky si differenzia dall’acquavite di cereali perché viene distillato a meno del 98.4% di mosto fermentato di cereali. Il cereale utilizzato, l’orzo, viene fatto germinare per favorire l’idrolisi dell’amido, ed essiccato (maltato) per bloccare ogni attività enzimatica.

L’essicamento favorisce l’acquisizione e la formazione di pirazine, componenti fenolici e prodotti che possono derivare anche dal contatto con fumo di torba, usato per l’essicamento in specifici forni. La fermentazione alcolica è comunque rapida ed è subito seguita dalla distillazione, effettuata in grandi alambicchi di rame. Si compone di due fasi, che hanno la funzione di ottenere una distillazione con gradazione alcolica media di 65-75%.

Anche in questo caso le “teste” e le “code” vengono separate, perché contengono volatili indesiderati e successivamente ridistillate per recuperare l’etanolo. Alcune tipologie di whisky, denominate «Scotch grain whisky», vengono prodotte con l’aggiunta all’orzo maltato di cereali (es. mais) cotti a vapore.

In ogni caso, sia che si tratti di whisky di malto che di cereali, l’invecchiamento è previsto per un periodo superiore o inferiore a 3 anni in botti di rovere aventi capacità diversa. Il distillato durante l’invecchiamento assorbe i componenti del legno, che ne favoriscono ulteriormente l’aroma. Come per altri distillati invecchiati in botti, le diverse componenti chimiche naturali vanno incontro a reazioni chimiche, che caratterizzano il bouquet del prodotto.

In commercio esistono un’infinità di blend, ottenuti con miscelazioni di diverse concentrazioni di whisky di malto e di cereali. In Irlanda si producono con orzo non maltato e orzo maltato, ma non torbato, invecchiati per un minimo di tre anni. In Usa il Bourbon Whisky è prodotto con una materia prima costituita per il 51% da segale.

Ogni prodotto ha «odor» e «flavor» diversi, sia a causa della materia prima impiegata sia a causa dei trattamenti delle attrezzature impiegate. Nei secoli scorsi in Scozia, per incrementare il gusto dolce, si era soliti invecchiare il whisky in botti che avevano contenuto lo Sherry. Oggi invece tali botti non vengono più utilizzate e l’addolcimento del whisky è totalmente derivato dallo zucchero estratto dal distillato durante l’invecchiamento.

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