senzacategoria

World Press Photo, viaggio tra i migliori fotoreporter del mondo / FOTO

0

«Non è sempre facile stare in disparte e non essere in grado di fare nulla, se non registrare le sofferenze che stanno intorno» sosteneva Robert Capa, entrato a buon diritto nell’immaginario collettivo come il primo vero reporter di guerra, testimone di cinque conflitti bellici e fondatore della mitica agenzia Magnum. Sulla capacità di innescare una forma di distacco, di protezione di chi racconta guerre e sofferenze fotografando, ci siamo sempre interrogati tutti, “addetti ai lavori” e non, ed è un pensiero che non può non aver fatto capolino nelle sale del PAN(Palazzo delle Arti di Napoli) che ospita fino al 16 dicembre «la più importante mostra al mondo di fotogiornalismo», il World Press Photo.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Quanto distacco ha avuto Goran Tomasevic quando ha immortalato un soldato delle forze speciali qualche istante dopo aver ucciso un terrorista dell’Isis, durante la battaglia di riconquista di Mosul? Molto, lo stesso distacco di Alessio Mamo, autore del delicato ritratto a Manal, undici anni, vittima dell’esplosione di un missile a Kirkuk, in Iraq, che le ha procurato gravi ustioni al viso, costretta a indossare una maschera per diverse ore al giorno dopo un importante intervento di chirurgia plastica. E quanto sangue freddo ha avuto Ronaldo Schemidt, World Press Photo of the Year, dinanzi al corpo in fiamme di un ragazzo venezuelano nel pieno delle proteste contro il presidente Maduro?

Di sicuro non sarà stato facile per Kevin Frayer, non poter fare altro che sintetizzare nel volto affogato di lacrime di un bambino, issatosi su un camion che distribuisce aiuti umanitari, il dramma di centinaia di migliaia di profughi del Myanmar,  vittime degli attacchi dei musulmani Rohingya. Da ciò è facile dedurre che il World Press Photo non contempla solo reportage di guerra. Quest’anno consta di trecentododici immagini selezionate da una giuria internazionale, realizzate da quarantadue fotografi provenienti da ventidue Paesi nell’ambito di otto categorie: oltre al già citato Reportage di guerra figurano Natura e Ambiente, Vita Quotidiana, Mutamenti Climatici e Sociali e Ritrattistica.

Dallo stiramento del seno praticato in Camerun sulle bambine in età puberale per ritardarne la maturità, documentato da Heba Khamis, al Progetto Panje di un villaggio a nord di Zanzibar che offre a donne e bambine la possibilità di imparare a nuotare testimoniato dagli scatti di Anna Boyiazis, alla scuola di tauromachia di Almerìa, Spagna, dove giovani tra i dieci e i sedici anni si esercitano per diventare toreri,raccontata da Nikolai Linares passando per la maratona di Pyongyang,Corea del Nord nella straordinaria foto dello svedese Roger Turesson e il bracconaggio dei rinoceronti in Sudafrica immortalati da Neil Aldridge. (A proposito di fotoreportage, se siete interessati a uno viaggio fotografico in Senegal, guardate questo articolo della nostra Eliana Petrizzi)

Una vera e propria passeggiata per il mondo a conferma del fatto che il fotogiornalismo, nonostante tutto, resiste, è vivo e lotta insieme a noi.

Nuova legge sul copyright: Internet non sarà mai più lo stesso

Previous article

Questi cibi cotti male sprigionano zuccheri pericolosi. Anche il pane…

Next article
Login/Sign up
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: