Disastro Xylella, la strage degli ulivi millenari

Il batterio Xylella sta provocando una strage nel Salento nella Piana degli Ulivi Monumentali dove si trovano piante millenarie e che stanno morendo a centinaia. Un danno incalcolabile, storico, ambientale, economico e occupazionale. Sono già andati in fumo 5.000 posti di lavoro e la crisi rischia di essere irreversibile.

Disastro Xylella, sterminati ulivi millenari
Il batterio Xylella sta distruggendo nella Piana degli Ulivi Monumentali piante di 3.000 anni: danno incalcolabile, sono stati persi 5.000 posti di lavoro.
3' di lettura

L’epidemia di Xylella continua a fare strage di ulivi. L’ultimo dato: 136 piante sono state infettate nella Piana degli Ulivi Monumentali, dove già un terzo delle piante è scomparso. Il Paese ha perso un patrimonio di valore inestimabile che incide sull’economia, ma anche sull’ambiente, la storia e l’occupazione.

Scoperti nuovi focolai

A lanciare il nuovo allarme è stata la Coldiretti. Nelle campagne di Monopoli, in provincia di Bari, sono stati scoperti nuovi focolai e proprio alla vigilia della raccolta delle olive sugli alberi che sono sopravvissuto al contagio che ha causato danni incalcolabili in Puglia.

A rischio piante di 3.000 anni

Stiamo parlando di ulivi millenari, alcuni hanno fino a 3.000 anni, con una circonferenza che supera i 10 metri. Sono tutti nella Piana degli Ulivi, 250mila esemplari straordinari. La normativa prevede la rimozione della pianta infetta, ma anche di tutte quelle che si trovano in un raggio di 50 metri. Immaginate il danno.

Il sacrificio di generazioni di agricoltori

Questa ricchezza, dal valore storico e turistico, che è stata mantenuta in vita da generazioni di agricoltori, anche a prezzo di indicibili sacrifici. Non tutti saprete che la gestione di un ulivo millenario è molto più complessa e le rese produttive sono più basse rispetto a una pianta giovane. Senza contare che la raccolta può essere solo manuale e sono tante le difficoltà per la potatura e il trattamento.

Una crisi che potrebbe diventare irreversibile

Tanto lavoro, tanti sacrifici per salvaguardare storia e bellezza che rischiano ora di essere vanificati dall’epidemia di Xylella. Dal 2013 a oggi ha colpito 8mila chilometri quadrati. Il danno si aggira sul miliardo e 600 milioni, secondo una analisi realizzata dalla Coldiretti.

Un ciclone che si è abbattuto su agricoltori ormai senza reddito da 7 anni, milioni di ulivi secchi e frantoi smontati e svenduti in Grecia, Marocco e Tunisia. In fumo anche 5.000 posti di lavoro e un andamento che a questo punto potrebbe diventare irreversibile senza non si interviene ora e con strumenti adeguati. Ma il ritardo accumulato in questi anni pesa: un disastro colposo nel Salento che ha messo in ginocchio la più grande fabbrica green italiana.

Salviamo gli ulivi millenari

«Se non esistono cure per salvare gli ulivi infetti da Xylella, l’unica strada – ha dichiarato la Coldiretti – è la convivenza con il batterio attraverso la pratica dell’innesto con varietà resistenti. per salvaguardare almeno gli ulivi millenari. Si tratta di una speranza confortata da alcune evidenze empiriche rilevate dopo anni di sperimentazione che hanno consentito di individuare cultivar capaci di reggere gli attacchi della malattia».

Produzione in calo del 48%

«Peraltro – continua la Coldiretti – i problemi causati dalla Xylella si aggiungono quest’anno a quelli climatici che hanno causato un calo stimato del quantitativo di olio del 22% a livello nazionale che sale addirittura al 48% proprio in Puglia dove si produce circa la metà dell’extravergine Made in Italy. Complessivamente si prevede una produzione nazionale di circa 287 milioni di chili rispetto ai 366 milioni di chili della campagna precedente».

Diffidate dei prezzi troppo bassi

«Un risultato – continua la Coldiretti – che mette a rischio il futuro del settore in un anno segnato dall’emergenza Covid che ha ridotto le opportunità di mercato in Italia e all’estero e aumentato i costi delle imprese per garantire la sicurezza dei lavoratori. Con l’82% degli italiani che con l’emergenza coronavirus sugli scaffali cerca prodotti Made in Italy per sostenere l’economia ed il lavoro del territorio, il consiglio è quello di diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con piu’ attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop e Igp, quelli in cui e’ esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica dove e’ possibile assaggiare l’olio EVO prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive».

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