Le Zes in Irpinia contro il disastro del deserto industriale



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Il futuro passa dalle Zes, zone economiche speciali, dove le aziende possono beneficiare di agevolazioni fiscali e semplificazioni amministrative. Un sistema che altrove (all’estero, ma non solo), ha contribuito in modo notevole alla crescita e allo sviluppo del territorio. E che riguarda anche la Campania e l’Irpinia. O almeno è quello che si augurano i sindacati (Cgil, Cils e Uil), che sollecitano la Regione per la definizione di un protocollo d’intesa relativo proprio alle Zes. Ma la provincia di Avellino è rimasta al palo. Ferma, immobile. L’Asi non ha sollecitato iniziative. Non ha convocato i sindacati. Non è stata studiata una strategia. Si rischia di perdere un’occasione importante. L’ennesima.

Con le Zes grandi investimenti

Eppure il governatore De Luca era stato chiaro: “Il Piano di Sviluppo Strategico della Zes è l’atto finale di un’iniziativa che ha visto come protagonista a livello nazionale la Campania, insieme alle altre Regioni del Mezzogiorno. Con questo provvedimento candidiamo la nostra Regione a un’ulteriore attrazione di grandi investimenti industriali e logistici, e all’incremento dell’occupazione produttiva in un ambito fortemente innovativo e strategico. La Zes è uno strumento che consente una più intensa crescita dei porti e delle aree industriali e logistiche nonché delle infrastrutture e della mobilità regionale. Abbiamo svolto un confronto molto vasto con tutti i Comuni interessati, gli interporti e i Consorzi di sviluppo industriale, le organizzazioni sindacali e quelle delle imprese, con tutto il partenariato sociale ed economico della Regione, giungendo a una piena condivisione delle linee strategiche di sviluppo della Zes da parte di tutti gli enti coinvolti nell’iniziativa e nelle sedi istituzionali di e presentazione del Piano. Ci aspettiamo che il provvedimento venga rapidamente tramutato in norma attuativa ai fini dell’istituzione della Zes della Campania e del dispiegamento delle sue potenzialità per lo sviluppo economico e sociale della Regione”.

In Irpinia il vuoto dell’Asi

Sono passati anni. E “in Irpinia – scrivono i sindacati – ci sono stati diversi incontri e mai l’Asi ha ritenuto opportuno incontrare i rappresentanti dei lavoratori provinciali, per condividere e partecipare difficoltà e opportunità che insieme si sarebbero potute individuare e perseguire, nulla di tutto questo. Quasi un altro corpo estraneo che si affaccia su un territorio già martoriato, sfruttato e sistematicamente abbandonato, come è facile desumere dal disastro delle aree Asi sempre più fatiscenti ed desertificate”.

Patto per il lavoro

“Avevamo auspicato – continuano Cgil, Cisl e Uil – a valle delle attività di coordinamento ed indirizzo Regionali, un’azione comune dei diversi “attori” sul territorio, per rilanciare l’industria e delineare il modello condiviso di sviluppo sostenibile e compatibile, come del resto lo stesso piano di sviluppo strategico regionale prevede, come anche il Patto per il Lavoro riattualizzato tra noi e confindustria, con la definizione di protocolli e accordi locali, attraverso cui stabilire le modalità di partecipazione alle attività della Zes, definendo tutti i procedimenti da sottoporre ad un iter accelerato e semplificato, che potrebbero aggiungere ulteriori sgravi o agevolazioni all’interno della Zes, che appare evidente non potranno essere le sole coordinate su cui implementare la Zes in Irpinia”.

Per un’idea di sviluppo locale

“Un’idea compiuta dello sviluppo locale – concludono i sindacalisti -, che non individui singole iniziative slegate da una visione d’insieme, che assegni a singole realtà comunali la chimera di un insediamento che potrebbe mai realizzarsi, ma un idea di sviluppo che assegni al territorio e a tutti i suoi “stockholders” il compito di lavorare e rivendicare un percorso condiviso e comune, quindi una visione totalmente diversa e lontana dall’“invito” a presenziare ad una cerimonia di cui non conosciamo la natura e nemmeno l’oggetto della festa e da cui ci terremo lontani, invitando nuovamente l’Asi all’apertura di un tavolo di coordinamento locale previsto e mai attivato”.

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