Zona arancione in tutta Italia, verso il lockdown leggero

Italia tutta in zona arancione, verso il lockdown leggero: la proposta è stata sollecitata da numerosi presidenti di Regione e approvata dal Ministero della Salute. Serve a ridurre, se non arginare, la diffusione e gli effetti delle varianti. Potrebbero anche essere rivisti gli indici Ri, che sono ancora parametrati su un ceppo del coronavirus molto meno contagioso.

5' di lettura

L’Italia potrebbe andare verso un lockdown leggero: tutta in zona arancione. I motivi sono due: l’aumento lento ma costante dei casi in quasi tutte le regioni (forse con la sola eccezione di Sardegna e Val d’Aosta), e soprattutto la diffusione della variante inglese (e delle altre mutazioni, basiliana sudafricana. Stanno contagiando in Italia a una velocità molto più alta rispetto al ceppo tradizionale, si stima oltre il 39%.

In un mese variante inglese dominante

​Nei giorni scorsi è stata rilevata in Italia la presenza della variante inglese nel 17.8% dei casi, quasi uno su cinque. Ma è un dato in crescita impetuosa. La mutazione è presente in tutte le regioni e per la prossima settimana dovrebbe essere accertata in almeno il doppio dei casi. Tra un mese sarà dominante nella Penisola. Con la conseguenza, si suppone, di un aumento repentino dei contagi.

Dove sono diffuse la mutazione brasiliana e sudafricana

La variante inglese non incide sull’azione dei vaccini. Discorso diverso per le varianti brasiliana e sudafricana, che invece sono più resistenti angli anticorpi. Per ora la variante sudafricana è diffusa nella provincia di Bolzano, e lì sembra circoscritta. Mentre la mutazione brasiliana è assai diffusa in Umbria. In questa due zone abbiamo assistito nelle ultime settimana a un importante incremento dei positivi.

Verso la zona arancione e il lockdown leggero

È uno scenario che ha spinto il Ministero della Salute e le Regioni a sollecitare un sistema di controllo più rigido. Lo stesso presidente del Consiglio, Mario Draghi, che ritiene una campagna di vaccinazione rapida e capillare il sistema migliore per uscire dall’emergenza, sostiene che in questa delicata fase la prudenza sia necessaria.

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Sembrano tutti, governo e Regioni, sulla stessa linea. E in virtù di questa intesa la soluzione che sta prendendo corpo, sostenuta anche dal presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, è quella di far passare tutta la nazione in zona arancione (la zona gialla non riesce a garantire un adeguato sistema di sicurezza e di controllo), e di inasprire le misure nelle regioni e nei territori (province o comuni), dove l’aumento dei casi, e la diffusione delle varianti, impone di passare in zona rossa.

Una soluzione che ricalchi quella adottata durante le feste di Natale e che ha contenuto la diffusione del contagio da coronavirus.

Escluso il lockdown stile marzo e aprile

Altrove, in altri Paesi europei, le misure sono state meno rigide e il risultato è stata una impennata della curva epidemiologica subito dopo le feste di fine anno.

Niente lockdown generale, una zona rossa stile marzo aprile dello scorso anno per intenderci. Non è più compatibile con la situazione economica del Paese, e avrebbe anche ricadute pesanti sulla gestione della campagna di vaccinazione. Ma un lockdown leggero, da zona arancione, che garantisca una certa mobilità e l’apertura di buona parte delle attività.

Rimodulare i limiti dell’indice Rt

C’è anche un’altra strada. La rimodulazione del sistema di monitoraggio del coronavirus, che al momento viene verificato con l’Rt e altri 21 indicatori. La variante inglese, con l’aumento della contagiosità, potrebbe rendere opportuni dei correttivi. Quel sistema era infatti stato tarato su un coronavirus che non aveva la stessa capacità di trasmissione.

Si potrebbero ridurre gli indici che fanno passare una regione o un territorio da una fascia all’altra (zona arancione, Rt superiore a 1, più altri fattori: zona rossa Rt superiore a 1.25). Quei limiti potrebbero essere aggiornati.

La preoccupazione non è solo la variante inglese, che comunque è contrastabile dai vaccini. Ma quelle brasiliana e sudafricana, per ora sono confinate in alcuni territori, ma se dovessero diffondersi e diventare dominanti a loro volta, si innescherebbero problemi ulteriori. Uno fra tutti: rendere meno efficace la vaccinazione di massa.

Due dunque le ipotesi: una zona arancione (lockdown leggero), estesa in maniera preventiva su tutta la Penisola, o modifiche ai limiti di Rt con chiusure immediate nei comuni e nelle province dove l’aumento dei casi, connesso alle diffusioni delle varianti, diventa significativo.

I limiti evidenti del sistema a tre colori

L’attuale sistema dei colori si sta dimostrando poco efficace nel ridurre la diffusione del contagio. L’incessante passaggio delle regioni da zona gialla a zona arancione e viceversa non consente un’azione di contrasto e controllo costante e omogenea in tutto il Paese. Accade così che il contagio decresce le zone con restrizioni più rigide e aumenta in quelle definite a rischio moderato, si cambiano i colori e accade l’inverso, senza soluzione di continuità ma senza un reale beneficio nell’arginare l’emergenza sanitaria.

La posizione delle Regioni

L’intero Paese in zona arancione, il lockdown leggero (con zone rosse laddove la situazione è più compromessa), consente un’azione più incisiva sull’intera Penisola, senza arrecare gli stessi danni economici (ma pure ci sono), che comporta un lockdown duro e puro, anche solo di due, tre settimane, che è stato più volte sollecitato in questi giorni da alcuni virologi.

Su questa linea si sono schierati molti governatori, a partire – come detto – dal presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, che è anche presidente delle Regioni, per continuare con De Luca (Campania), Giani (Toscana) e Fontana (Lombardia).

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