Zona gialla per 5 regioni se non cambiano i parametri

Zona gialla per 5 regioni se non cambiano i parametri: a rischio Campania, Sardegna, Sicilia, Veneto e Lazio dove il tasso di contagio è più alto. Ma saranno adottati criteri diversi per il passaggio a una fascia più alta di rischio. Ecco la situazione negli ospedali e nelle terapie intensive.

4' di lettura

Con i parametri attuali cinque regioni rischiano di passare in zona gialla nelle prossime settimane: Sardegna, Campania, Sicilia, Veneto e Lazio. Ma il “pericolo zona gialla” dovrebbe essere scongiurato, perché i criteri per l’applicazione delle norme di una fascia più alta di rischio saranno cambiati.

Lo ha annunciato lo stesso ministro Roberto Speranza, che ha accolto le richieste arrivate dai governatori delle Regioni.

La campagna di vaccinazione impone la modifica di quei criteri. È infatti ritenuto molto più credibile per il passaggio da una zona colorata all’altra, l’indice Rt ospedaliero. Ovvero si procederà con eventuali restrizioni solo se il numero dei ricoverati nei reparti o nelle terapie intensive dovesse raggiungere determinate soglie.

Il che sembra anche la scelta più logica, visto anche l’alto numero di anziani e fragili che sono stati immunizzati dal vaccino e che non dovrebbero correre rischi di covid grave anche in caso di improbabile infezione.

Zona gialla e i tassi ospedalieri

Ma qual è allora la soglia di ricoveri ospedalieri per far scattare il passaggio da una fascia all’altra di rischio? Si sta valutando. Al momento è l’indice è al 2%, la situazione diventa critica tra il 30 e il 40% (ma lì è da zona rossa). Bisogna solo sperare che l’aumento dei casi non coincida, tra qualche settimana, con un nuovo incremento dei ricoveri (in Gran Bretagna, 50.000 casi al giorno, sta accadendo, ma in modo molto meno preoccupante rispetto a questo inverno: i ricoverati sono 3.964 e nell’ultima settimana s’è registrato un aumento di 1294 di ospedalizzazioni).

Per ora in Italia l’impatto sugli ospedali è minimo. Il che lascia sperare che questa nuova ondata di covid (a prescindere da eventuali ritorni in zona gialla), possa attraversare l’Italia in modo meno drammatico rispetto alle ondate che l’hanno preceduta.

Zona gialla, le regioni a rischio

Come sappiamo la zona gialla scatta (con i parametri precedenti) quando si superano i 50 casi ogni 1000.000 abitanti. Le cinque regioni che più si avvicinano le abbiamo viste, analizziamo i dati:

Sardegna: 33,2 casi ogni 100.000 abitanti

Sicilia: 31,8 casi ogni 100.000 abitanti

Veneto: 27.7 casi ogni 100.000 abitanti

Lazio: 24 casi ogni 100.000 abitanti

Campania: 21 casi ogni 100.000 abitanti

Ma, come detto, i parametri cambieranno. La campagna vaccinale ha modificato la lettura dei dati per valutare il rischio di un territorio, e quindi anche il possibile passaggio dalla zona bianca alla zona gialla (che comporta tra l’altro il ripristino del coprifuoco).

L’attenzione sarà puntata tutta sul tasso di ospedalizzazione.

Per ora l’aumento dei contgagi sta seguendo questa progressione:

9 luglio 2021: 1390

15 luglio 2021: 2.455

16 luglio 2021: 2898

Tutte le Regioni i ricoverati sono molto al di sotto della soglia critica sia nei reparti, sia, soprattutto nelle terapie intensive (dove si è registrata addirittura una diminuzione dei posti letto occupati).

Zona gialla, nessuna pressione sugli ospedali

Quindi aumentano i casi, non cresce la pressione sugli ospedali. Questo è un dato molto positivo. Ma bisogna essere cauti. L’Istituto Superiore della Sanità ritiene infatti molto probabile un aumento dei ricoveri in terapia intensiva ad agosto.

Un aumento che non dovrebbe però avvicinarsi alle soglie limite (30, 40%), ma fermarsi al 10%. Numeri alti, ma che non dovrebbero causare affanno al sistema sanitario nazionale.

L’aumento dei ricoveri in terapia intensiva non sarà provocato dalle infezioni di persone più giovani (e meno fragili rispetto al virus) ma quell’alto numero di over 60 che hanno rifiutato la vaccinazione (2,5 milioni).

I dati che arrivano dall’estero, dove la nuova ondata di covid è arrivata prima, raccontano proprio questo: quasi tutte le nuove infezioni riguardano persone che non sono state ancora vaccinate.

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