Zona gialla, i governatori: così si chiude di nuovo

Zona gialla, i governatori: così si chiude tutto se non verranno rivisti i parametri per passare da una fascia all'altra di rischio. Sono già sei le Regioni che entro qualche settimana potrebbero oltrepassare i limiti e colorarsi di giallo. I presidenti propongono di dare maggiore rilevanza all'Rt ospedaliero, anche perché la campagna di vaccinazione ha messo al sicuro gran parte delle persone più fragili o esposte. La discussione è aperta.

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Aumentano i contagi e si prospetta il ritorno alla zona gialla, ossia a coprifuoco e chiusure. Per scongiurare il ritorno alle restrizioni i governatori delle Regioni chiedono che vangano cambiati i parametri per l’assegnazione dei colori.

Anche perché – così sostengono gli amministratori – con la campagna vaccinale in corso le persone più fragili ed esposte sono immunizzate, e quindi non ci sarà una emergenza nei reparti e nelle terapie intensive degli ospedali.

Di rimando il ministro della salute, Roberto Speranza, ha già pronunciano un mezzo no, quando ha fatto sapere ai governatori che le limitazioni che vengono imposte in zona gialla sono molto blande.

Zona gialla, sei regioni a rischio ad agosto

C’è molta attesa per il prossimo report settimanale dell’Istituto Superiore della Sanità. Nell’ultimo c’erano 4 regioni con più di 15 casi per 100.000 abitanti, non troppo lontane dunque dal limite di 50 che impone il passaggio in zona gialla.

Si tratta di Abruzzo, Sicilia, Marche e Campania. In questi ultimi giorni si sono aggiunte anche Sardegna e Veneto. Tutte le altre hanno comunque dati in rialzo.

Se si continua di questo passo e con i parametri attuali, entro la fine di agosto tutta l’Italia potrebbe tornare in zona gialla.

Sarà come dice il ministro Speranza («la zona gialla non impone grosse rinunce»), ma l’impatto psicologico sui tanti che immaginavano di essere più vicini alla fine definitiva delle restrizioni ha comunque un suo peso.

Zona gialla e nuovi parametri: i governatori uniti

Sulla necessità di rivedere i parametri per la fasce colorate di rischio (e quindi non solo della zona gialla) sono d’accordo tutti i governatori. Su questo non ci sono né divisioni, né strade alternative percorse in solitaria da qualche presidente di Regione in vena di protagonismo.

La questione è semplice: le Regioni propongono di dare maggior peso all’indice Rt ospedaliero.

Con la campagna di vaccinazione in corso il vero termometro può essere quello. Se i reparti e le terapie intensive solo lontane dalla “sofferenza” aumentare le restrizioni non ha senso.

Gran Bretagna e variante delta: così è cambiato il quadro

Discorso che ha una logica, ma bisogna valutare con attenzione quello che sta accadendo altrove, dove la quarta ondata innescata dalla più contagiosa variante Delta si è già diffusa, come in Gran Bretagna.

Nel Regno Unito per settimana l’esplosione dei casi non ha fatto seguito a un incremento importante di ricoveri in corsia e nelle terapie intensive degli ospedali. E fin qui la logica del discorso dei governatori aveva solide basi. Da una settimana però, i dati inglesi sono diventati più preoccupanti sul fronte ospedaliero. I pazienti costretti in ospedale sono cresciuti in modo significativo.

Il Cts, ad agosto in Italia 30.000 contagi al giorno

La discussione sui parametri da cambiare per la zona gialla potrebbe diventare più credibile dopo il report dell’Istituto Superiore della sanità di venerdì prossimo. I grafici di sviluppo della nuova possibile ondata prevedono fino a 30.000 contagi quotidiani entro agosto.

Per evitare che quel dato si tramuti anche in un alto tasso di ospedalizzazione (a quel punto i discorsi sui passaggi in zona gialla o arancione sarebbero del tutto inutili), l’unica strada possibile è quella di incrementare il più possibile le vaccinazioni.

Più persone si immunizzano e minore sarà l’impatto sanitario.

Senza contare che la percentuale di over 70 e fragili che sono stati completamente vaccinati è molto alta.

Si decide dopo venerdì

Insomma, non c’è spazio per questioni ideologica (tra chiusure e aperture), i numeri saranno rilevanti. Ma questa volta non solo quelli relativi ai contagi, perché – si spera – non ci dovrebbe essere la stessa proporzione dei mesi precedenti tra positivi e persone che finiscono in ospedale.

Proprio per questo è molto probabile che verranno modificati i parametri per il passaggio da una fascia di rischio a un’altra.

Saranno osservate con attenzione le possibili criticità del sistema ospedaliero, forse in questa fase e a questo punto della campagna di vaccinazione, potrebbe essere il termometro più giusto per verificare l’incidenza e le conseguenze sui territori della diffusione del covid.

Se ne saprà di più dopo il report settimanale di venerdì, quando inizierà anche la discussione sull’obbligo del green pass sul modello francese.

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