Avellino, la zona rossa e l’aperitivo della staffa: video

Avellino alla vigilia della zona rossa: c'è chi decide di andare a farsi l'aperitivo. E chi, pigramente, non interviene per fermare tutto. I video scatenano l'indignazione.

Zona rossa Avellino. L'ultimo aperitivo
Zona rossa Avellino. L'ultimo aperitivo
4' di lettura

La zona rossa scatterà domani, ad Avellino c’è chi va più veloce per non perdersi l’aperitivo della staffa. L’ultima occasione per stare insieme prima del mini-lockdown, sperando non diventi mega. Mentre a Napoli, da Piazza San Domenico Maggiore a San Gregorio Armeno, la via dei Pastori, è stata una corsa ad accaparrarsi l’ultimo caffè, nel capoluogo irpino l’appuntamento irrinunciabile è in via Tuoro Cappuccini, una gara di imbecillità alla quale era difficile non partecipare. Evidentemente, a giudicare dalla pletora di partecipanti. (Video di News della città).

La vigilia della zona rossa

Da oltre un’ora rimbalzano su social e sulle chat private le immagini di ragazzi ammassati, zero distanza di sicurezza, mascherine inutili (per chi ce le aveva) quando si sta così appiccicati.

Sembra il 24 dicembre o Capodanno”, commenta qualcuno, sicuramente esagerando, ma neanche poi tanto, a giudicare da quelle file di auto.

A conquistare l’attenzione, non potrebbe essere altrimenti, è una macchina dei vigili urbani che sta ferma, a pochi metri dalla folla, impotente. La mente corre di nuovo a Napoli, sul lungomare, dove giorni fa le telecamere di La 7 avevano ripreso la folla ammassata, con la polizia municipale immobile, alcuni agenti senza mascherina.

L’unico riflesso di vita, tardivo ma comunque meglio di niente, lo avevano avuto per riprendere il giornalista che “intralciava il pubblico servizio”. Impotenza al massimo grado.

Zona rossa Avellino. L'ultimo aperitivo
Zona rossa Avellino. L’ultimo aperitivo

Personaggi in cerca d’autore

Da marzo, insomma, verrebbe da dire che nulla è cambiato. Due sono le costanti: il menefreghismo e l’impreparazione.

Sulla seconda gli argomenti non mancano, soprattutto in Campania: i medici Anestesisti e Rianimatori negli ospedali sono diventati degli unicorni, un caso da ‘Chi L’ha visto?’, eppure le graduatorie sono congelate e negli scorsi mesi si è preferito offrire contratti precari a sei mesi.

E, poi, c’è il valzer di ordinanze regionali e comunali, puntualmente seguite da correzioni ad horas, che hanno contribuito ad alimentare la confusione e la rabbia sociale, mentre si assisteva a un teatrino indegno di politici che si contendevano l’osso dell’attenzione mediatica.

Il più eclatante di questi spettacoli, arrivato al trilionesimo atto, è quello fra il governatore De Luca e il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, il primo malato di decisionismo e annuncite, prigioniero di un personaggio che ha superato a destra la caricatura di Crozza, il secondo evanescente come un ectoplasma pronto a materializzarsi solo in Tv e rigorosamente in prima serata, ovviamente per criticare De Luca.

Un palcoscenico ricco di tanti personaggi minori, quelli in cerca di autore, di una particina, pronti a scappar via al prima parvenza di decisione più complessa da assumere o di posizione da difendere. Ieri, per dire, fra i capoluoghi di regione, un solo sindaco, Clemente Mastella, ha deciso di contestare l’ordinanza della zona rossa, ricordando che Napoli e l’hinterland fanno oltre la metà dei contagi di tutta la Regione. E che, forse, chiudere tutto era l’ennesimo errore. Oggi invece sono andati tutti a prendere il caffè e non c’era traccia di ectoplasmi o misure eclatanti e di paladini in divisa pronti a farle rispettare.

L’ultimo aperitivo

L’impreparazione, però, non è un alibi menefreghismo. Anzi, dovrebbe aiutare a combatterlo. Per portare a casa la pelle, la propria e quella dei propri cari.

Gli aperitivi di oggi, l’assalto ai supermercati, sono invece la dimostrazione plastica che sei mesi non hanno insegnato nulla. Non certo uscirne migliori, figurati, ma più svegli almeno, per un senso di autoconservazione. E, invece, neppure 44.683 morti sono riusciti a rianimare neuroni pigri e animi strafottenti.

Alimentati dal vespaio di negazionisti e pasdaran della democrazia da difendere a ogni costo, il non plus ultra del diritto che si dimentica sempre del dovere. La salute pubblica e l’economia da preservare, per esempio. Non parole, ma volti e storie.

Gli anziani, i malati, i più fragili, ma anche tutti quei poveri Cristi che domani dovranno esibire un’autocertificazione per non essere multati da qualche solerte operatore di Polizia. Cercano di andare a lavoro, di aggrapparsi con le unghie alla normalità, di non dover abbassare la saracinesca delle loro vite, come chi è stato costretto a farlo. Eppure, c’è chi brinda ancora.

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