Zona rossa micro: quali città e come funzionerà?

Zona rossa micro in alcuni comuni in Umbria, Abruzzo, Toscana, Sicilia e Provincia Autonoma di Bolzono. Una zona rossa rinforzata per far fronte alla diffusione del contagio e delle varianti del Covid-19.

Zona rossa
Zona rossa "micro": come funziona?
4' di lettura

Zona rossa “micro” per tutta la Provincia di Perugia, alcuni di comuni del ternano, in alcuni comuni di Abruzzo, Toscana, Sicilia e Alto Adige. Zona rossa circoscritta per limitare la diffusione delle varianti del Coronavirus. Cosa cambia per i residenti di queste aree.

Indice

Zona rossa micro: cos’è

Zona Rossa in Umbria: cosa cambia

Zona rossa micro: cos’è

L’ultima novità sulla gestione in ordine sparso dell’emergenza di Coronavirus.

Alcune aree del centro Italia (tra cui quasi tutta la regione Umbria) sono state istituite zone rosse rinforzate per far fronte alla preoccupante diffusione del contagio.

In particolare per fronteggiare le varianti del Coronavirus.

Resta in vigore fino al 5 marzo il DPCM firmato il 14 gennaio 2021 dall’allora Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

In queste aree il decreto è integrato da ordinanze emanate dalle autorità locali che ritoccano alcune regole, aumentando le restrizioni.

I territori in zona rossa rinforzata sono i seguenti:

  • Umbria: l’intera Provincia di Perugia e Amelia, Attigliano, Calvi dell’Umbria, Lugnano in Teverina, Montegabbione e San Venanzo in Provincia di Terni; (Adnkronos)

  • Toscana: area di Chiusi in Provincia di Siena;(La Nazione)

  • Abruzzo: Atessa, San Giovanni Teatino e Tocco da Casauria (ChietiToday)

  • Sicilia: area di Tortorici in Prrovincia di Messina (Ansa)

  • Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige (Adnkronos)

Questi territori sono ora sottoposti a regole più stringenti in aggiunta a quelle già previste dal DPCM 14 gennaio, che definiva i comportamenti da tenere in zona rossa (consulta qui le FAQ del Governo).

Per questo, le zone rosse rinforzate sono “micro”: nessuna delle regioni elencate è passata interamente a “zona rossa”.

Anzi, sono tutte classificate come zona arancione, ad eccezione dei comuni e delle aree “incriminate”.

Ecco cosa cambia in linea generale (poiché ogni Regione ha provveduto ad emanare la sua ordinanza, quindi alcune norme posso cambiare leggermente):

  • la didattica in presenza è sospesa per tutte le scuole di ogni ordine e grado, infanzia inclusa;
  • si può uscire di casa solo per ragioni di comprovata necessità, entro nel proprio comune.
  • Chiusi negozi “non essenziali”, bar e ristoranti;

In Alto Adige, scrive Repubblica, la Provincia ha deciso per il lockdown per 3 settimane, in seguito ad un manifesto aumento dei contagi, alla presenza di una variante del Covid-19 oltre che all’eccessiva pressione sugli ospedali.

Il video è tratto dal Canale di Arezzo Tv

In Toscana, una regione virtuosa sul piano dei contagi negli ultimi mesi, ad essere sotto zona rossa è Chiusi, nel senese, dal 7 al 14 febbraio.

Nel territorio sono presenti almeno due varianti del virus: la sudafricana e la brasiliana.

Per questo, il Presidente della Regione Eugenio Giani avrebbe disposto la micro zona rossa, mentre il resto della Toscana resta gialla.

In Abruzzo, Atessa, San Giovanni Teatino e Tocco da Casauria sono rossi dal 6 al 13 febbraio, secondo la disposizione dell’ordinanza regionale del Presidente Marco Marsilio.

In Sicilia, il Presidente Nello Musumeci ha disposto la zona rossa per Tortorici, in provincia di Messina, in seguito all’aumento del contagio. Il provvedimento è in vigore dal 5 al 15 febbraio.

Zona rossa in Umbria: cosa cambia

La Presidente della Regione Umbria Donatella Tesi ha firmato sabato sera un’ordinanza che prevede un rafforzamento delle misure restrittive per contenere il contagio da Coronavirus, in vigore da lunedì 8 a domenica 21 febbraio 2021.

Colpa della presenza delle varianti inglese e brasiliana nel territorio della Provincia di Perugia oltre che della capacità ricettiva insufficiente delle strutture sanitarie.

La regione ha disposto la chiusura di tutte le scuole, dall’infanzia alla secondaria, prevista la didattica in DAD almeno fino al 21 febbraio.

Chiusi negozi “non essenziali”, sospese ” le attività di gare e competizioni riconosciute di interesse regionale, provinciale o locale dal Coni, dal Comitato italiano paralimpico e dalle rispettive federazioni sportive nazionali.

Stop anche allo svolgimento degli allenamenti e preparazione atletica anche in forma individuale sia al chiuso che in spazi aperti” (La Nazione)

A questi divieti si aggiunge quello di consumare bevande all’aperto, svolgere attività ludiche e sportive di gruppo, andare a caccia.

Un provvedimento che integra in modo non sempre il chiaro il DPCM 14 gennaio.

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