Versamenti sul conto corrente: come evitare le sanzioni

Versamenti sul conto corrente: come evitare le sanzioni che sono previste dalla legge per delle presunte evasioni fiscali, ecco cosa devi sapere. Il fisco ha occhi puntati soprattutto sui versamenti e l'accertamento scatta se non coincidono con le somme riportate nella dichiarazione dei redditi. Come difendersi.

4' di lettura

Versamenti sul conto corrente: si rischiano sanzioni, o meglio, si rischia di accendere l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate che sui versamenti, piuttosto che sui prelievi, effettua dei controlli costanti.

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Anzi, da quei controlli possono innescarsi gli accertamenti fiscali. Per evitare problemi, sanzioni e verifiche successive, meglio conoscere bene tutte le norme che regolano i versamenti sul conto corrente.

Soprattutto a partire dal prossimo anno, quando l’Agenzia delle Entrate avrà a disposizione più poteri e più personale.

Versamenti sul conto corrente e controlli fiscali

I versamenti sul conto corrente sono uno dei punti di partenza per i controlli fiscali. In particolare per gli accertamenti su eventuali evasioni fiscali. Del resto basta incrociare qualche dato agli ispettori dell’Agenzia delle Entrate: se quei versamenti sul conto corrente non risultano nella dichiarazione dei redditi cala inevitabile l’ombra dei soldi in nero. Con tutte le conseguenze.

Ma difendersi è possibile. E vedremo come.

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Versamenti sul conto corrente e reddito imponibile

L’Agenzia delle Entrate parte in vantaggio (se non avete adeguati argomenti a difesa la partita è persa). E questo perché valuta come reddito imponibile i versamenti sul conto corrente. Tutti.

E quindi, come accennato, se di quei versamenti non c’è menzione nella dichiarazione dei redditi l’accertamento diventa quasi inevitabile.

Oltretutto a dover dimostrare il contrario (che quei soldi non sono frutto di evasione) dovrà essere il contribuente.

Una situazione quindi “penalizzante” per il cittadino. Proprio per questo è necessario sapere cosa fare.

Versamenti sul conto corrente: cosa devi dimostrare

Il contribuente dovrà dimostrare almeno due cose:

  • che la somma versata nel conto corrente non era imponibile (quando mancano di uno o più requisiti per l’applicazione dell’imposta), e quindi si trattava di donazioni, risarcimenti, rimborsi spesa, vendita di oggetti usati, il ricavato della vendita di una casa quando il prezzo non è superiore a quello pagato per l’acquisto) e non c’era alcuna necessità di dichiararla;
  • oppure il contribuente deve dimostrare all’Agenzia delle Entrate che quel denaro era già stato tassato alla fonte e per questa ragione non doveva essere dichiarato (vincite al gioco, retribuzioni che non prevedono l’obbligo di accredito diretto sul conto corrente).

Versamenti sul conto corrente: come difendersi

Per evitare guai conviene, per i versamenti sul conto corrente, avere tra le mani una prova scritta che giustifichi la provenienza di quella somma. Una prova che dovrà dimostrare al fisco che il denaro rientra in una delle due fattispecie elencate prima: non era imponibile o già tassato.

Ovviamente per avere valore quel documento deve avere una data sicura (altrimenti c’è il sospetto che l’avete prodotto proprio in vista dell’accertamento).

Le soluzioni sono molteplici:

  • la certificazione di un notaio (ma ha dei costi);
  • dall’Agenzia delle Entrate (se si registra l’atto);
  • spedendosi una raccomandata (farà fede il timbro postale);
  • con una Pec;
  • con una marca temporale.

Versamenti sul conto corrente: limiti di tracciabilità

Bisogna però fare attenzione a una norma che entrerà in vigore a partire dal primo gennaio del 2022, quando i limiti di tracciabilità del denaro contante non potranno superare i 999 euro (oggi quella soglia è fissata a 1.999 euro).

Superare quel limite, per i pagamenti con denaro contante (e quindi non tracciabile), rischia di comportare delle sanzioni perché si ritiene violata la norma sull’antiriciclaggio.

Quel limite viene applicato a queste tipologie di transazione:

  • trasferimento di denaro contante o in valuta estera;
  • trasferimento di titoli al portatore o in valuta estera;
  • libretti di deposito bancari o postali al portatore.

Questi alcuni esempi di acquisti che non devono superare la soglia dei 999,99 euro in contanti:

  • negozi alimentari;
  • catene commerciali;
  • dentista;
  • veterinario;
  • elettricista.

Versamenti sul conto corrente e gli acquisti frazionati

Naturalmente è vietato effettuare degli acquisti frazionati (esempio: cinque pagamenti da 999,99 euro).

E in particolare in questi casi:

  • se vengono effettuati con cadenza prestabilita e in un breve periodo di tempo;
  • se non è possibile stabilire il periodo di tempo stabilito.

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