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Parità di stipendio uomo e donna: la nuova legge

Parità di stipendio uomo e donna: è stata approvata il 16 maggio la nuova direttiva Ue.

di The Wam

Maggio 2023

Parità di stipendio uomo e donna: la nuova direttiva Ue ha l’obiettivo di colmare un divario che è ancora consistente. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

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Vediamo cosa prevede la normativa che dovrà essere applicata da tutti gli Stati membri dell’Unione e cosa comporterà nell’immediato.

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Parità di stipendio uomo e donna: direttiva Ue

Su una legge che riduca fino ad azzerare le disparità di stipendio tra uomo e donna si discute da anni. Gli ultimi dati disponibili a livello europeo segnalano che il divario retributivo di genere in Europa si attesta al 12,7 per cento. Negli ultimi due anni si è lievemente ridotto quasi ovunque (Italia compresa), mentre è rimasto invariato in Ungheria, Romania e Portogallo. Ma si può affermare che la differenza salariale è sostanzialmente stabile da almeno 10 anni.

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La disparità retributiva – hanno sostenuto gli estensori della legge – espone le donne a un maggiore rischio di povertà, oltre a contribuire al conseguente divario nell’importo delle pensioni che, a livello europeo, è intorno al 30 per cento.

Il 17 maggio scorso è stata approvata e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Ue la direttiva numero 970 del 2023.

Una norma che, si legge, dovrà rafforzare ««il principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione».

La normativa sulla trasparenza retributiva prevede, tra l’altro, che le imprese dovranno obbligatoriamente fornire informazioni sulle retribuzioni che vengono versate a uomini e donne per un lavoro di pari valore e intervenire se il divario di stipendio supera il 5 per cento.

Ma non solo: la direttiva contiene anche delle disposizioni sul risarcimento dovuto alle vittime di discriminazione retributiva, oltre a sanzioni nei confronti dei datori di lavoro che non rispettano le norme.

E infine, il datore di lavoro, nel caso di citazione in giudizio per presunte violazioni alla parità retributiva, dovrà dimostrare l’assenza di discriminazione (diretta o indiretta).

In pratica: l’onere della prova poggia tutto sulle spalle dell’impresa e non del singolo lavoratore.

Anche questa è una tutela significativa.

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Parità di stipendio uomo e donna: gli obblighi

Gli stati membri dell’Ue avranno il compito di assicurare il rispetto della legge sulla parità retributiva. A partire dagli appalti pubblici e dalle concessioni.

I datori di lavoro dovranno anche indicare, in modo chiaro e dettagliato i criteri che vengono utilizzati dall’azienda per decidere:

C’è dunque un nuovo e più stringente obbligo alla trasparenza per i datori di lavoro.

Quali saranno le conseguenze in Italia? Si registreranno in particolare per i ruoli dirigenziali. Per le posizioni più basse ci sono già i contratti collettivi che impongono la misura dello stipendio minimo, dove non c’è differenza tra un lavoratore e una lavoratrice.

Parità di stipendio uomo e donna: comunicazione

Bisogna precisare che l’obbligo di comunicare ogni anno all’autorità nazionale competente il divario contributivo spetta solo alle aziende che hanno più di 250 dipendenti.

Per le imprese più piccole (all’inizio solo quelle con più di 150 dipendenti) l’obbligo di comunicazione avrà una cadenza triennale.

Parità di stipendio uomo e donna: sanzioni

Sulle sanzioni abbiamo accennato, ma saranno i singoli Stati dell’Unione a dover stabilire le modalità di attuazione. E quindi l’importo delle multe ed eventuali misure aggiuntive.

Le lavoratrici avranno la possibilità di chiedere un risarcimento in caso di discriminazione retributiva basata sul genere.

Potranno essere richieste:

Viene anche rovesciato l’onere della prova. Nei casi di discriminazione retributiva è sempre stato a carico del lavoratore o della lavoratrice. La normativa sposta il peso sulle spalle del datore di lavoro.

L’Ue ha sottolineato che in caso di violazioni, le sanzioni devono essere:

L’applicazione della direttiva è stata estesa anche alla cosiddetta discriminazione intersezionale. In pratica quella che riguarda forme di disuguaglianza o svantaggio legate al genere, all’etnia e alla sessualità.

La direttiva contiene anche disposizioni che garantiscono le esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici con disabilità.

Parità di stipendio uomo e donna: la nuova legge
Parità di stipendio uomo e donna: la nuova legge

Parità di stipendio uomo e donna: quando entra in vigore?

Ma quando entrerà in vigore la direttiva Ue anche nel nostro Paese, quali sono i tempi tecnici e quali i passaggi necessari?

Dopo la pubblicazione del 16 maggio sulla Gazzetta Ufficiale Ue la normativa è ufficialmente legge. Ora i singoli Stati dell’Ue avranno 3 anni di tempo per recepirla e adeguare la legislazione nazionale che dovrà includere le nuove norme.

Due anni dopo il “recepimento”, anche le imprese con più di 100 dipendenti (all’inizio spetta solo a quelle con più di 150) avranno l’obbligo di comunicare informazioni precise sulle retribuzioni in base al genere ogni tre anni.

Ricordiamo che per quelle con più di 260 dipendenti l’obbligo avrà cadenza annuale.

Il diritto alla parità di retribuzione tra uomini e donne che svolgono lo stesso lavoro (o per una occupazione di pari valore) è già sancito dall’articolo 157 TFUE e dalla direttiva numero 54 del 2006 CE. Ma non hanno mai trovato una efficace applicazione, soprattutto per un motivo: la discriminazioni retributiva non è stata spesso rilevata proprio a causa della mancata trasparenza (che ora sarà imposta per legge). E questo ha impedito alle vittime di presentare un ricorso.

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